
Martin si svegliò all'improvviso, in preda a un incubo. Era un'inquietudine lacerante, la sua, che l'aveva spinto ad alzarsi per controllare che tutto fosse a posto. Nell'attimo in cui la vista si abituò al buio, scoprì che Rachel non era lì con lui.
Mio Dio, pensò, scosso ancora dal torpore.
Lo avvolse una macabra consapevolezza. Mio Dio.
Con un balzo uscì dal letto e corse giù per scale, terrorizzato a morte. In quegli attimi d'angoscia gli passò davanti tutta la sua vita. E quando il cuore fu sul punto di esplodere per i battiti accelerati, la trovò che giaceva riversa a terra, svenuta. Esattamente come nell'incubo, nella stessa, statica posizione.
Non era ancora chiaro cosa fosse accaduto. Si accorse del giocattolo lasciato sui gradini solo quando anche lui lo aveva calpestato e fu sul punto di cadere. Ma era stato più svelto, e le mani saldamente strette alla ringhiera lo sorressero. Che diavolo ci fa qui la roba di Lacey?
Prima di pensare ad una risposta, fu sulla moglie. Le si avvicinò controllando il polso. C'era battito, e respirava.
Grazie al cielo! In testa però andava formandosi un grosso ematoma, rosso e pulsante. Doveva aver battuto con forza, per ridursi in quel modo. <<Tesoro?>>
Rachel non dava segni di risposta ai suoi richiami preoccupati. Si guardò intorno, colto da un panico che non aveva mai provato prima d'ora. La scosse leggermente, scrollandola per le spalle, ma il risultato fu il medesimo.
Devo stare calmo. Le stanze oscure erano deserte, se non per i chiaroscuri di ombre proiettati qua e là sulle pareti bianche. Il silenzio aleggiante della notte sembrava strillare, custode di eventi che andavano inesorabilmente verso il loro compimento. Non c'era verso di farlo stare zitto. Martin pensò in fretta a una possibile soluzione.
<<Arrivo, amore. Cerca di resistere.>>
Corse in cucina, in cerca dell'aceto. La grande finestra sul lavello era spalancata e le imposte sbattevano al crescente vento del primo mattino, mentre una luna bianca come perle stava tramontando oltre il tetto degli Spotts. Lui si ricordava perfettamente di averla chiusa, ma al momento aveva altre preoccupazioni, così non badò al dettaglio. Grosso errore, Martin. I dettagli sono stati inventati per essere notati.

Quando trovò la bottiglia che cercava, ancora trafelato per l'accaduto, tornò da lei senza il minimo indugio. Allora la aprì, liberando un odore pungente che avrebbe risvegliato anche i morti, e sperò. Dopo aver annusato dalla bottiglia Rachel si destò quasi immediatamente, strappata a forza dallo stato incosciente in cui era piombata rovinando dalla scale. Era ancora stordita e visibilmente turbata. Dapprima le venne fuori solo un mugugno incomprensibile. Poi parlò.
<<Martin>> disse debolmente aprendo gli occhi. Si toccava le tempie con le mani proprio dove il bozzo si stava gonfiando.
<<Cerca di non parlare. Sei solo scivolata, andrà tutto bene.>>
<<Martin>> ripeté in modo atono. Si sforzò di guardarlo negli occhi, ma la vista annebbiata per la botta distorceva il profilo del marito, creando vaghi doppioni della stessa, familiare immagine.
<<Dimmi tesoro.>>
Le stringeva la mano, guardandola con occhi raramente tanto preoccupati. Rachel tentò di rimettersi in piedi, ma non ci riuscì. Fece ancora uno sforzo, ma il risultato fu di accasciarsi nuovamente al suolo. Era stata una brutta caduta, le doleva la schiena e scoppiava la testa di dolore.
<<Non devi muoverti, adesso chiamo...>>
<<La bambola>> lo interruppe lei, tentando di assumere un'espressione rilassata.
<<Devi sbarazzarti della bambola.>>
Aveva la voce impastata, come un singulto lamentoso, ma l'affermazione che aveva proferito era carica di tensione nonostante sembrasse completamente priva di senso. La bambola? Cosa stai dicendo?
<<Devo portarti subito in ospedale, potrebbe essere qualcosa di più serio.>>
Martin cominciò a tremare, in cerca del telefono per chiamare l'ambulanza. Sapeva che dopo un incidente del genere, se c'erano complicazioni, smuovere l'accidentato avrebbe potuto peggiorare le cose. E solo in quel momento, quando per la difficoltà dell'accaduto i due sembravano ancora innamorati, s'accorsero entrambi che una spettatrice inattesa li stava osservando, in cima alle scale. Rachel trattenne un urlo, mentre il viso le si tramutò in una maschera di puro terrore.
Lacey li scrutava con occhi spenti, come se non fosse realmente lì. Le parvenze erano umane, ma aleggiava un malsano senso di morte intorno al suo corpicino stretto dal pigiama. Come un odore pungente che non ti abbandona neanche dopo una bella doccia. Un lezzo che permane, s’insinua, ti adombra.
Scese due gradini, lentamente, fissando i genitori con la testa leggermente ondulata. Mise a fuoco la scena come se si fosse appena svegliata.
Non è mai andata a dormire, e questo lo sappiamo tutti!
Vi era una barriera, tra le lenti e il cupo buio di quegli occhi vacui.
Un intero mondo di dolore, colmo di demoni che sembravano quasi fare capolino da una parte all'altra, nell'anticamera dell'inferno. C'erano fiamme e il rossore del male. C'era un'irrequieta forza oscura, indefinita e disturbata, che si faceva strada attraverso il varco, strisciando verso di loro. Non come un serpente né lingue di nebbia, bensì paura efferata, conscia di sé e capace di colpire anche dove non è lecito.

<<Cos’è successo, mamma?>> chiese infine con una voce talmente indifesa da renderla ancora più agghiacciante. Tornò il freddo, il gelo e la disperazione, una potenza appena schiusa che li travolse da capo a piedi.
Mio Dio, pensò, scosso ancora dal torpore.
Lo avvolse una macabra consapevolezza. Mio Dio.
Con un balzo uscì dal letto e corse giù per scale, terrorizzato a morte. In quegli attimi d'angoscia gli passò davanti tutta la sua vita. E quando il cuore fu sul punto di esplodere per i battiti accelerati, la trovò che giaceva riversa a terra, svenuta. Esattamente come nell'incubo, nella stessa, statica posizione.
Non era ancora chiaro cosa fosse accaduto. Si accorse del giocattolo lasciato sui gradini solo quando anche lui lo aveva calpestato e fu sul punto di cadere. Ma era stato più svelto, e le mani saldamente strette alla ringhiera lo sorressero. Che diavolo ci fa qui la roba di Lacey?
Prima di pensare ad una risposta, fu sulla moglie. Le si avvicinò controllando il polso. C'era battito, e respirava.
Grazie al cielo! In testa però andava formandosi un grosso ematoma, rosso e pulsante. Doveva aver battuto con forza, per ridursi in quel modo. <<Tesoro?>>
Rachel non dava segni di risposta ai suoi richiami preoccupati. Si guardò intorno, colto da un panico che non aveva mai provato prima d'ora. La scosse leggermente, scrollandola per le spalle, ma il risultato fu il medesimo.
Devo stare calmo. Le stanze oscure erano deserte, se non per i chiaroscuri di ombre proiettati qua e là sulle pareti bianche. Il silenzio aleggiante della notte sembrava strillare, custode di eventi che andavano inesorabilmente verso il loro compimento. Non c'era verso di farlo stare zitto. Martin pensò in fretta a una possibile soluzione.
<<Arrivo, amore. Cerca di resistere.>>
Corse in cucina, in cerca dell'aceto. La grande finestra sul lavello era spalancata e le imposte sbattevano al crescente vento del primo mattino, mentre una luna bianca come perle stava tramontando oltre il tetto degli Spotts. Lui si ricordava perfettamente di averla chiusa, ma al momento aveva altre preoccupazioni, così non badò al dettaglio. Grosso errore, Martin. I dettagli sono stati inventati per essere notati.

Quando trovò la bottiglia che cercava, ancora trafelato per l'accaduto, tornò da lei senza il minimo indugio. Allora la aprì, liberando un odore pungente che avrebbe risvegliato anche i morti, e sperò. Dopo aver annusato dalla bottiglia Rachel si destò quasi immediatamente, strappata a forza dallo stato incosciente in cui era piombata rovinando dalla scale. Era ancora stordita e visibilmente turbata. Dapprima le venne fuori solo un mugugno incomprensibile. Poi parlò.
<<Martin>> disse debolmente aprendo gli occhi. Si toccava le tempie con le mani proprio dove il bozzo si stava gonfiando.
<<Cerca di non parlare. Sei solo scivolata, andrà tutto bene.>>
<<Martin>> ripeté in modo atono. Si sforzò di guardarlo negli occhi, ma la vista annebbiata per la botta distorceva il profilo del marito, creando vaghi doppioni della stessa, familiare immagine.
<<Dimmi tesoro.>>
Le stringeva la mano, guardandola con occhi raramente tanto preoccupati. Rachel tentò di rimettersi in piedi, ma non ci riuscì. Fece ancora uno sforzo, ma il risultato fu di accasciarsi nuovamente al suolo. Era stata una brutta caduta, le doleva la schiena e scoppiava la testa di dolore.
<<Non devi muoverti, adesso chiamo...>>
<<La bambola>> lo interruppe lei, tentando di assumere un'espressione rilassata.
<<Devi sbarazzarti della bambola.>>
Aveva la voce impastata, come un singulto lamentoso, ma l'affermazione che aveva proferito era carica di tensione nonostante sembrasse completamente priva di senso. La bambola? Cosa stai dicendo?
<<Devo portarti subito in ospedale, potrebbe essere qualcosa di più serio.>>
Martin cominciò a tremare, in cerca del telefono per chiamare l'ambulanza. Sapeva che dopo un incidente del genere, se c'erano complicazioni, smuovere l'accidentato avrebbe potuto peggiorare le cose. E solo in quel momento, quando per la difficoltà dell'accaduto i due sembravano ancora innamorati, s'accorsero entrambi che una spettatrice inattesa li stava osservando, in cima alle scale. Rachel trattenne un urlo, mentre il viso le si tramutò in una maschera di puro terrore.
Lacey li scrutava con occhi spenti, come se non fosse realmente lì. Le parvenze erano umane, ma aleggiava un malsano senso di morte intorno al suo corpicino stretto dal pigiama. Come un odore pungente che non ti abbandona neanche dopo una bella doccia. Un lezzo che permane, s’insinua, ti adombra.
Scese due gradini, lentamente, fissando i genitori con la testa leggermente ondulata. Mise a fuoco la scena come se si fosse appena svegliata.
Non è mai andata a dormire, e questo lo sappiamo tutti!
Vi era una barriera, tra le lenti e il cupo buio di quegli occhi vacui.
Un intero mondo di dolore, colmo di demoni che sembravano quasi fare capolino da una parte all'altra, nell'anticamera dell'inferno. C'erano fiamme e il rossore del male. C'era un'irrequieta forza oscura, indefinita e disturbata, che si faceva strada attraverso il varco, strisciando verso di loro. Non come un serpente né lingue di nebbia, bensì paura efferata, conscia di sé e capace di colpire anche dove non è lecito.

<<Cos’è successo, mamma?>> chiese infine con una voce talmente indifesa da renderla ancora più agghiacciante. Tornò il freddo, il gelo e la disperazione, una potenza appena schiusa che li travolse da capo a piedi.
StefanoRomagna - 12:05 - Permalink - commenti (16) - commenti (16) (popup)
Categoria: lacey la graphic novel
Add your blog:


































