mercoledì, 30 gennaio 2008



Scrivere per me è come guardare il cielo stellato nella più tersa delle notti.
Non comprendo perchè lo faccio, intravedo appena la meraviglia dei puntini luminosi. Viaggio da una costellazione all'altra con gli occhi lucidi, gonfi di un'insondabile riverenza. Eppure so di averne bisogno, che non saprei farne a meno, che non c'è altro di cui mi importi se non fissare a lungo quella miriade di universi distanti, quella culla di astrale bellezza. E mi sembra quasi, delle volte, di squarciare il vuoto e toccare con mano una verità solo a me accessibile, oltre la vertigine. Un vento che mi accarezza, mi scuote, e si dirige verso una dimensione parallela fatta di sogni, speranza, dove nessuno è solo, dove non esiste il pregiudizio, la cattiveria, l'ipocrisia. Dove ciò che conta è la volonta dell'essere. Iniziare a scrivere è stato, nel bene e nel male, una cosa che mi ha cambiato per sempre, un dono meraviglioso che spero possa accompagnarmi negli anni, illuminando il buio, cancellando le incertezze, vanificando le insicurezze, ostacoli immancabili nel percorso di ognuno di noi. Scrivere è la colonna portante del mio mondo interiore, un luogo che lascia spazio ai sentimenti, alle lacrime, alla commozione. E' una musica bellissima che non smetterei mai di ascoltare.


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martedì, 26 giugno 2007

Venerdì scorso sono riuscito in un'impresa di non poco conto.
No, non mi pubblicano il romanzo, purtroppo. Come avrò già detto altrove, Lunedi 2 Luglio ho l'esame di Letteratura Inglese I.
Tra gli autori da portare c'è un certo John Donne, l'incubo metafisico ricorrente di queste ultime, calde notti di Giugno. Ora, io mi chiedo, è mai possibile che abbia dovuto impiegare settimane su settimane per riuscire a reperire una fottutissima copia delle Liriche Sacre e Profane? Magari hai sbagliato libreria, direte voi. No, dico io! E non c'ho neanche pensato all'ultimo momento dato che è da più di un mese che questa storia va avanti. Comunque, sveglio di buon ora ed inconsapevole della faticaccia che avrei affrontato, sfido il clima torrido di Torino, con 33 gradi all'ombra e una non precisata quantità d'umidità aggiuntiva. Inizio dalla libreria che rifornisce ufficialmente l'ateneo torinese per le facoltà umanistiche. Genesi. Il nome è tutto un programma.


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lunedì, 25 giugno 2007

Vi mostro altre foto, scattate in un tardo pomeriggio di Natale.
Era la vigilia del 2004, per l'esattezza, un anno a cui sono affezionato in modo particolare senza riuscire a spiegarmelo. Avete presente quando amate un periodo, un momento della vostra vita e venite sommersi dalla malinconia? Ecco, questo è quello che più o meno mi passa per la testa. Ricordo perfettamente ogni singolo attimo di quelle ore, ogni secondo di ogni minuto, ogni millesimo di ogni secondo.

C'era da poco stato un temporale, l'aria era frizzante e il vento spirava lieve, ma il cielo era già irradiato dai colori del tramonto, il momento della giornata che sopra ogni altra cosa preferisco.
Non mi sono lasciato sfuggire l'occasione e sono salito in terrazzo. Potevo vedere il mare, e le onde infrangersi sulla spiaggia, da kilometri di distanza. Potevo sentire l'odore del sale, della brezza marina che tanto mi manca, mista alla fragranza dei pini addobbati per le feste. Potevo studiare le pozze d'acqua, su cui si specchiava in un riflesso increspato, la materia con cui sono fatti i sogni, come un ricordo che svanisce lentamente. Potevo percepire la magia di quei giorni.
Un'emozione che non nacque da un pacco scartato sotto l'albero, ma da un turbinio di sensi che solo codeste meraviglie della natura sono in grado di scatenarmi.
Dentro il mio cuore. Nella mia anima.


Ecco i risultati:

I colori di un cielo che non ho mai più rivisto

RiflessiLa materia con cui sono fatti i sogni.

Dove nascono i sogniQuesta foto mi commuove ancora adesso.
La croce non era prevista, ho capito solo dopo quello che avevo immortalato.

Un segno di Dio


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lunedì, 18 giugno 2007


Oggi sono stato alla Feltrinelli, tanto per dare un'occhiata alle ultime novità. E' una cosa che faccio spesso, perdermi nelle librerie. Un pò per abitudine, o semplicemente perchè adoro la lettura, ma le ore scorrono via veloci quando sfoglio le pagine dei nuovi arrivi o i classici più affermati. Non mi rendo conto del tempo che passa, della gente che mi sta attorno, del trambusto di un locale affollato. E' pura magia trovarsi in un posto del genere. Ho frenato a stento la voglia di acquistare decine e decine di volumi che mi riprometto di leggere da un bel pò, per due semplici motivi:
Il primo è che ho un esame imminente, e i miei libri di letteratura inglese, per quanto meno interessanti, devono avere la priorità, pena un risultato poco soddisfacente di cui posso sicuramente fare a meno.
Il secondo è che la libreria di casa mia è piccola quasi quanto il loculo in cui abito, quindi non ho lo spazio fisico per ospitare altra roba che non sia di prima necessità. Sembra ridicolo, ma riempire 35 mq di appartamento è estremamente semplice e veloce. Il senso del post però non è questo, non del tutto perlomeno. Vorrei condividere con voi un mio ragionamento.
Tra i banconi colmi di volumi ho maturato un'idea, un desiderio oserei dire, particolare. Impossibile da realizzare, forse, anche se sono dell'idea che niente è impossibile se lo si vuole davvero. A parlare è probabilmente l'ingenuità dei miei 21 anni, che come avrete capito se mi avete già letto, rappresenta una parte fondamentale del mio essere.
Tra le Due guerriere di Licia Troisi e la nuova edizione Mondadori della saga di Shannara, ho pensato, senza sentirmi per questo colpevole di superbia, che magari un giorno potrebbe esserci un mio libro tra quegli scaffali. Mi sono prodotto in un sorriso del tutto involontario, fantasticando su come potrebbe essere bella la mia vita se riuscissi a diventare uno scrittore affermato. Poi, quando la razionalità ha preso il sopravvento, il sorriso si è tramutato in qualcosa di più complesso. Come a voler dire, Stefano, piantala di prenderti in giro e cerca di stare con i piedi per terra. A questo ragionamento si sono aggiunte le classiche domande che ormai da tempo immemore mi assillano. E se non ne avessi le capacità? E se non scrivessi abbastanza bene da ambire alla pubblicazione? Mi sono tramutato in un battito di ciglia in uno dei personaggi insicuri che pregnano la mia storia. E mi sono sentito uno stupido. Stupido perchè inseguo un sogno che non ha certezze, stupido perchè trascuro le priorità in favore di un castello in aria che rischia di disperdersi come la nuvola sulla quale è eretto. E quelle sensazioni sgradevoli non smettono di accompagnarmi. Forse è giusto che le provi, forse è il giusto prezzo da pagare per le mie ambizioni. Non saprei spiegarle in altro modo. Ad ogni modo, si sa che sognare non costa nulla. Crogiolarsi nei sogni, poi, è ancora meglio, per quanto controproducente possa risultare. Chi vivrà, vedrà.


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giovedì, 07 giugno 2007


Oggi non ho molto da scrivere, o meglio, avrei innumerevoli cose da comunicare, ma non riesco ad esprimermi come vorrei. Forse è l'umore, o i continui sbalzi di temperatura che mi bloccano le sinapsi... Boh... non saprei che dire.

Il tempo influisce molto in questo genere di cose, in modo del tutto involontario. Sono in vena di citazioni, però. Quella che riassumerebbe meglio questo periodo burrascoso è incredibilmente vera:
Il silenzio a volte può essere assordante.
Caustica, diretta e sincera, in ciò che vuole rappresentare. A volte il silenzio può davvero farti impazzire, romperti i timpani peggio del più casinaro heavy metal sparato a tutto volume. Il silenzio di chi si sente stupidamente incompreso, rifiuta il mondo e la vita. Il silenzio di chi si chiude in se stesso, nasconde la testa sotto la sabbia. Il silenzio dei perdenti.
Fuori piove a dirotto, manco fosse autunno inoltrato, e sembra che l'estate non si decida a farsi sentire. Solo qualche lunatica toccata e fuga e l'incessante tintinnare delle gocce sulla tettoia, che non mi abbandona mai, come una nenia in continuo riavvolgimento. Mi sento quasi cullato da questa danza di tuoni, fulmini ed umidità. E' una sensazione contrastante, in antitesi, al limite del contraddittorio.
Mi piace e non mi piace, in egual misura. Lo ammetto, sono complicato.
Ma si sa, come diceva il Corvo nell'omonimo film di Alex Proyas, che non può piovere per sempre.
Dinanzi ad una frase tanto semplice quanto bella, mi balenano in mente un mare di ricordi, pensieri guizzanti, emozioni sfuggite per un soffio al mio rigido autocontrollo. Mi travolgono, mi colpiscono, come una mareggiata d'acqua gelida improvvisa e imprevedibile. Mi sciolgo, pensando a quanto le condizioni atmosferiche di queste settimane rispecchino ironicamente ciò che porto nel cuore, ciò che mi opprime, mi assilla, mi preoccupa. Ciò con cui sono costretto a fare i conti.
Ciononostante mi basta ripetere quella frase, corta e profondissima allo stesso tempo, per farmi stare meglio e sperare che tutto si risolva. E' sufficiente scandirne le parole, e mi sembra quasi di scorgere il sole, farsi strada in raggi fitti, tra la bruma del cielo grigio. Un sole che porta un nome e possiede un sorriso che mi scalda dentro, rendendomi migliore di quanto potessi immaginare.
Non può piovere per sempre.


StefanoRomagna - 00:46 - Permalink - commenti (7) - commenti (7) (popup)

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