mercoledì, 09 aprile 2008

Dalle ceneri di un post fantasma ne nasce un altro, arricchito dai nuovi disegni di Comicfun, il cui blog non mi stancherò mai di consigliare. Spero vi piaccia Kora e la vibrante niditezza con cui è stata disegnata.

Teschioscuro e Squamombrosa sulle rive del Dremor



Una letale miscela di magia e sex appeal: Kora



Kora in versione red che fa tanto Star Wars!


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Categoria: fantasy, disegni et similia

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martedì, 15 gennaio 2008

Nell'attesa di terminare It con annessa recensione, e sapendo che non a tutti interessa Stephen King, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate dei libri in questione:




Su Christopher Paolini e le sue storie se ne sono dette un pò di tutti i colori, dal raccomandato di turno che ha pubblicato solo grazie ai genitori editori a operazione commerciale perfettamente riuscita, da copia carbone di Star Wars in salsa Fantasy a vero e proprio erede di J.R Tolkien. Tralasciamo il film, definito una ciofeca da chiunque l'abbia visto, me compreso.
Io credo che la verità stia nel mezzo, e forse spiazzerò qualcuno, dicendo che Eragon a me è piaciuto, e un sacco. L'ho trovato fresco, semplice nel dispiegare una trama forse non originale, ma che è riuscita ad avvincermi. In fondo, se mi è concesso dirlo, ha rimaneggiato i classici archetipi del genere come altri autori, aggiungendoci del suo.
Un pò meno ispirato Eldest, che ho trovato forzato e inutilmente prolisso in alcuni punti. E voi? Qual'è la vostra opinione su Saphira e compagnia bella? Vi è piaciuto? E se si, perchè? Quanto del successo ottenuto è dipeso dal fatto che abbia esordito a 15 anni? E quanto invece dalla pubblicità sempre più martellante?
Da oggi nasce una nuova categoria: opinioni opinabili. Ditemi la vostra!

AGGIORNAMENTO

E' di stamane, fresca fresca, la notizia più attesa per i fan di Paolini.
E' finalmente stata rivelata la copertina, sempre a cura di John Jude Palencar, e il nome del terzo volume, nonchè la sua data di uscita per il mercato americano.

brisingr
Brisingr uscirà in lingua inglese il 20 settembre di quest'anno, mentre una traduzione in italiano è auspicata solo a 2009 inoltrato. Mi sa tanto che lo leggerò in lingua originale. La data di uscita è stata anticipata per permettere alle librerie più importanti di organizzarsi e festeggiare come si deve l'evento.
Sarà rilasciato negli Stati Uniti in copertina rigida e audio-book, in una tiratura di 2,5 milioni di copie, la più alta mai prodotta dalla casa editrice Random House per un libro singolo.
Sono troppo curioso! Sembra infatti che l'autore abbia cambiato idea sia sul titolo, sia sull'oggetto della copertina, sia sul numero di volumi. Quindi niente drago verde smeraldo nè un nome da sei lettere che inizia con E, e neanche trilogia dell'Eredità, sostituita dalla parola Ciclo. Data la mole della storia, verrà scritto un quarto episodio, di uscita ignota.
Cosa ancora più importante, Brisingr vuol dire "fuoco" nell'antica lingua, ed è anche il primo incantesimo che Eragon apprende. Lo stesso Paolini afferma che il termine ha un significato molto più importante di quanto ci si possa aspettare. Staremo a vedere, spero solo che la prolissità di Eldest rimanga confinata lì dove non l'ho gradita.
L'articolo completo lo trovate a questo link:

www.fantasymagazine.it/notizie/8486/

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Categoria: libri, fantasy, opinioni opinabili

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mercoledì, 09 gennaio 2008

Ho letto tanta Fantasy, e della più variegata. Da Tolkien a Brooks, da Ende alla Le Guin, da Pullman alla Rowling, con tutto quello che sta nel mezzo, tra cui R.A Salvatore, Licia Troisi e Christopher Paolini, senza disdegnare Cornelia Funke.
George Martin però, come del resto anche Robert Jordan e M. Z. Bradley, è un autore che non conosco.
Dato che questo blog ha velleità "Fantastyche" e come tale è nato, mi piacerebbe parlarne con voi. Per cui se avete letto Le cronache del Ghiaccio e del Fuoco e volete darmi qualche consiglio o suggerirmi da dove iniziare, o al contrario se ritenete che non ne valga la pena, commentate pure. Io ho solo capito che è una saga sterminata e ancora in corso d'opera.
Questo è un dibattito a tutti gli effetti. Buona giornata.


StefanoRomagna - 16:53 - Permalink - commenti (55) - commenti (55) (popup)

Categoria: libri, fantasy

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sabato, 22 dicembre 2007



Dopo avervi rotto a dovere con il libro, adesso tocca al film. L'ho visto la settimana scorsa, sperando che il tempo intercorso mi permettesse di valutarlo meglio.
Non è cambiato niente, anzi. La Bussola d'Oro è sciatto, noioso e deludente. Sono uscito dal cinema con un indicibile senso di frustrazione, come quando a Natale un bambino chiede un regalo, attende in trepidazione e una volta scartato il pacco non trova ciò che desiderava.
Il film lo aspettavo da un anno, monitorando immagini, trailer e notizie ufficiali. Sapete già quanto mi sia piaciuto il romanzo da cui è tratto. Le aspettative erano alle stelle. Il problema di fondo è la pessima sceneggiatura, che unita alla velleità di dover piacere a tutti, ha finito per rendere un potenziale capolavoro un film che ha scontentato tutti.
Ma proprio tutti. Buchi temporali, eventi non inclusi, gli ultimi tre importantissimi capitoli del libro tagliati del tutto dalla versione finale pur essendo già stati girati. Non ho parole. La magia di Pullman non solo è andata persa, ma è stata del tutto fuorviata. Le tematiche del romanzo sono delicate. Pur in un contesto fantasy, si parla di Dio, di Adamo ed Eva, e del peccato originale. Una critica all'odierna Chiesa Cattolica che non è stata riportata. D'accordo o meno sulla morale di fondo, questa è una grave mancanza di coerenza. Detesto la censura, anche se vagamente mascherata come in questo caso.
C'è dell'altro, però. L'idea che mi sono fatto al termine della proiezione è del classico blockbuster natalizio, infarcito di effetti speciali. Incredibili, per carità, ma non sufficienti a sorreggere un visionario quale Pullman è. Ne è venuta fuori un'esperienza diversa, una storia monca e già complessa di suo, incomprensibile per la tanta gente che non ha letto il libro. Neanche l'etereo faccino della Kidman è riuscito a salvare capra e cavoli. Di grande presenza scenica, sembra però intrappolata all'interno di un personaggio che non le appartiene, che non sente suo. Idem per Daniel Craig ed Eva Green, le cui parti durano il tempo intercorso tra un battito di cuore e l'altro. Discreta invece l'esordiente Dakota Blue Richards, interprete della protagonista Lyra, magistrale e ben caratterizzato Pantalaimon.
Insomma, a mio parere è stato un enorme occasione sprecata, costata la bellezza di 190 milioni di dollari. Bellissime scenografie, superbe ricostruzioni digitali dei Daimon, ma nient'altro. Manca l'anima, il pathos della vicenda che tanto mi ha incollato alle pagine del libro. Manca lo stupore, il senso di meraviglia nel contemplare la citta delle stelle, oltre l'aurora boreale. Il risultato è un minuscolo frammento di un mosaico molto più ambizioso, di raro fascino, una sequela di scene collegate una all'altra, ma estranee al contesto immaginifico che avrebbe dovuto esaltarne la potenza. Inesatte le spiegazioni riguardo alla polvere, venute meno le sfumature filosofiche legate a Milton, non rimane altro che disappunto.
Adesso io mi chiedo, che ne sarà del girato escluso che doveva fare da prologo della Lama Sottile se quest'ultimo, probabilmente, non verrà mai prodotto? Considerando che la Bussola d'Oro si è rivelato un flop al botteghino ed è stato stroncato dalla critica, mi aspetto almeno un extra nella versione dvd. Se volete ulteriori delucidazioni sulla trama, leggete la rece del libro omonimo, almeno se andrete al cinema non vi si dipingerà un gigantesco punto interrogativo sulla fronte. Amen.


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Categoria: fantasy, angolo del recensore

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mercoledì, 12 dicembre 2007

Ecco altri due splendidi disegni di Comicfun, stavolta ispirati agli estratti del mio romanzo fantasy. Teschioscuro è il mio personaggio preferito, rappresenta il lato dark che alberga in ognuno di noi. E' come la parte tenebrosa di una medaglia,  il lato buio della Luna. Un essere complesso, sconquassato da dubbi, incertezze e conflitti interiori. Ho amato scrivere sul suo conto e continuerò a farlo, perchè in lui giace una speranza, un intento nobile nascosto sotto le apparenze.
E' spietato, cattivo, contraddittorio come lo sono io, ma agisce secondo una logica ben precisa, riservando numerose sorprese. E' stato una valvola di sfogo tanto quanto Lacey, in un periodo della mia vita dove tutto andava a rotoli. Gliene sono grato. Se volete saperne di più, leggete gli estratti finchè siete in tempo. Entro Gennaio sparirà la categoria apposita e non sarà più possibile visionarla.






E se non ve ne siete accorti, è cambiata anche la colonna sonora del blog, quindi accendete le casse e godetevela. Credo esprima l'essenza stessa del mio bosco.
Buona giornata a tutti, belli e brutti! :-)

StefanoRomagna - 13:49 - Permalink - commenti (36) - commenti (36) (popup)

Categoria: fantasy, disegni et similia

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domenica, 02 dicembre 2007

krune_fz0307
Mareq Tha, Prima Vigilante Militare di Sazzal, protagonista del Segreto di Krune, possiede una fede apparentemente incrollabile.
Il suo ruolo, all'interno del Matriarcato, è tra i più rinomati che si possano raggiungere. Guerriera di innato talento, Mareq Tha è anche una donna, figlia della dea Elle, creatrice del mondo. Una donna, come dicevo, tra le donne.
Tutto nella norma, se solo non fosse che nel romanzo d'esordio del mio "compaesano" Michele Giannone, il gentil sesso è predominante in ogni aspetto.
La donna comanda, regna, gestisce l'uomo secondo un'ottica di superiorità che spetta a lei di diritto. E' una gerarchia rigida, quasi da dittatura, dove il fine ultimo dell'uomo è relegato alla mera riproduzione, oltre che di forza lavoro. Una società che lancia all'ignaro lettore una sfida peculiare.
Come avrete già capito, la tematica centrale è incredibilmente affascinante, e non solo mi ha spinto ad acquistare il libro per la sua intrinseca originalità, ma anche e soprattutto ad apprezzarlo, senza per questo cadere in una sterile guerra tra i sessi. Non è infatti di femminismo che si parla, come potrebbe sembrare a una analisi superficiale.
Per una volta, assistiamo a un cambio prospettico in grado di far riflettere, quantomeno incuriosire. La storia inizia con una scena di battaglia tra le più classiche, per dipanarsi in un susseguirsi di enigmi molto ben orchestrati. Le donne del matriarcato di Krune credono di essere le uniche a possedere la magia.
Nondimeno, non si fanno il minimo scrupolo a usare la stessa contro gli uomini. Incantesimi come il Sussurro, ad esempio, costringono la mente ad agire contro la propria volontà. Ciò serve a mandare questi ultimi in battaglia contro le creature (Vrula e Nuruma) e a sacrificarsi per il volere di Elle. Proprio gli uomini, dal canto loro, non protestano poichè sono stati cresciuti ed educati secondo la religione di Krune. Burattini gestiti dalle Matriarche che si limitano a svolgere le mansioni assegnate.
L'incantesimo però si spezza nel momento in cui Mareq Tha ne incontra uno in grado di resistere ai suoi poteri, durante una missione nella pianura aperta.
Jaat, questo è il nome del misterioso coprotagonista, ha occhi rossi, soffre di amnesia ed è in grado di produrre una magia profondamente diversa da quella del Matriarcato, senza per questo saperne gestire il controllo.
Ciò la condurrà in un viaggio al suo fianco dove ogni sua certezza, ogni convinzione, ogni dogma in cui ha sempre creduto, verrà accantonato, smontato, messo da parte. Il Segreto che muove la storia la cambierà profondamente. E' un romanzo intimista, quello che mi accingo a recensire. Non che sia parco di azione, ma è il sentimento il vero motore trainante della vicenda. In particolare l'amore, la diffidenza, lo scontro tra civiltà di natura diversa, ma anche la tolleranza e il dubbio nei confronti di una verità allo stesso tempo scomoda e sconvolgente. Quello che non si conosce, nel nostro spaccato di vita come in quello fittizio dell'autore, fa sempre paura e deve essere messo a tacere.
Giannone mi ha avvinto usando mezzi semplici ma di grande impatto evocativo. Ha uno stile maturo, notevole se consideriamo che è alle prime armi in quanto a pubblicazioni. Ne emerge tuttavia una visione cristallina che funziona solo in parte. Malgrado quanto detto, le note dolenti ci sono, e non di poco conto. In primis, l'ambientazione.
Il Matriarcato, con le sue caserme, i templi in onore di Elle, la strutturazione della civiltà di Krune e il modo in cui funziona è ben tinteggiato. Il rito mi è piaciuto tantissimo, idem per figure importanti quali le Nutrici. Il resto però non ha ricevuto la stessa meticolosa cura. Il mondo che ci aspetta oltre è appena abbozzato, scarno e francamente anonimo. Non vi sono particolari guizzi di genio, niente che possa stupire realmente, e questo in un fantasy credo sia una mancanza da tenere in considerazione. La storia, poi, nonostante  sia in grado di trascinare il lettore per buona parte del libro, ha un brusco calo di tensione verso la fine.
Dopo 400 e passa pagine, non si comprende ancora per quale motivo Jaat sia così diverso, così speciale. Le spiegazioni ci sono, certo, ma il finale arriva troppo presto ed è altrettanto incerto nello svelare i dubbi che ci si porta dietro. Viene lecito chiedersi dove si voglia andare a parare. E' scontato un seguito, com'è altrettanto scontato che sarà da me acquistato. Se pensate infatti che la mia sia una stroncatura, vi sbagliate di grosso. I difetti da me citati inficiano sul giudizio fino a un certo punto. Quanto di buono è già stato scritto non viene cancellato, e una storia che lascia spazio a considerazioni dopo la conclusione, a mio parere merita di essere letta.
Mi sento di dare un buon voto, quindi, con riserve ma pur sempre un buon voto. Spero non ci sia da aspettare troppo per un secondo capitolo, la voglia di sapere come continuano gli eventi è alta. I mezzi ci sono, il talento pure, bisognerebbe solo osare di più, poichè la strada intrapresa è quella giusta. Sono fiducioso.

StefanoRomagna - 22:21 - Permalink - commenti (33) - commenti (33) (popup)

Categoria: fantasy, angolo del recensore

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mercoledì, 28 novembre 2007

La setta degli assassini
Mi sono accostato alla Setta degli Assassini con una buona dose di aspettative, lo ammetto. Avendo già letto da tempo le Cronache del Mondo Emerso della nostra italianissima Licia Troisi, ero davvero curioso di sapere cosa si fosse inventata questa volta. Ebbene, sono rimasto piacevolmente sorpreso da questo primo volume della nuova trilogia.
A partire dalla copertina di un Paolo Barbieri sempre più bravo,  in grado di attirare, incuriosire come pochi altri possono permettersi. I colori sono perfetti, idem la scena rappresentata. Un'illustrazione di indiscutibile talento artistico.
Ma veniamo al sodo. La trama colloca l'azione 40 anni dopo la sconfitta del tiranno Aster. Il Mondo Emerso è tuttavia minacciato da oscuri segreti, e la pace sembra ancora più lontana.
Di Nihal e Sennar, i grandiosi condottieri della passata trilogia, non rimangono che appariscenti statue nelle piazze delle città. Non c'è spazio per loro, in questo nuovo episodio, se non tramite le sapienti pennellate dispensate raramente dall'autrice.
Ne risulta un affresco di assorta malinconia, che per mano ti conduce indietro nel tempo, con un sorriso.
Dubhe, da nuova protagonista, regge bene. A partire dal nome, di origine araba, lo stesso di una stella dell'Orsa Maggiore.
Mi è piaciuta fin dall'inizio, pur avendo il timore che assomigliasse troppo a Nihal. Sarà che tendo a immedesimarmi con i personaggi tormentati, o forse è per via del fascino tra il bene e il male in cui si trovano, ma l'ho trovata diversa, profondamente diversa dalla mezz'elfo guerriera. E' per certi aspetti più credibile, umana, meno infallibile nelle debolezze che si porta dietro.
Una bambina che, per un imperdonabile errore, rimane segnata a vita, scacciata a forza degli abbracci amorevoli dei genitori. Costretta a sopravvivere da ladra prima, sicario dopo. La sua è una maledizione interiore, non soltanto dovuta al sigillo della Setta, un ricatto di inaudita cattiveria che non potrà non commuoverci, affliggerci come se fossimo noi a portare sulle spalle quel fardello.
Inevitabili le scene tristi, i continui flashback dove apprendiamo del Maestro, della sua vita passata, dei sentimenti che non si possono esprimere. Toccanti. Indubbiamente la parte della storia che ho gradito di più.
In questo campo la Troisi dimostra una delicatezza genuina, come se si muovesse tra i fili delle emozioni in punta di piedi, senza disturbare, senza farsi notare. Carini i cattivi di turno, soprattutto il machiavellico Yeshol e Reckla, la Guardia dei Veleni.  Inizierete a disprezzarla subito, ve lo garantisco. Poteva essere meglio caratterizzato Lonerin, che fa un pò la figura dello scemo di turno, accettando un incarico più grande di lui. Perfetto invece Ido, il personaggio che ho più amato nella scorsa trilogia. La vecchiaia non lo ha minimamente scalfito, e sono sicuro ne vedremo delle belle andando avanti con la trilogia.
Per quanto riguarda la scrittura, si nota immediatamente uno stile più sicuro dell'autrice, autorevole, meno incerto rispetto al passato, sebbene a mio avviso qualcosa da migliorare c'è ancora. Lo stile è volutamente minimale. Le parole vanno dritte al sodo, senza perdersi in orpelli di poco conto. L'incedere della lettura è quindi estremamente fluido, lo si beve come un bicchier d'acqua, direbbe qualcuno di mia conoscenza.
Questo è senz'altro un pregio non indifferente. Spesso si critica la semplicità di un testo dimenticando che il fine primo di un libro è avvincere, trascinare, costringerti a voltare ancora un'altra pagina, prima di spegnere la luce e andare a dormire.
La Troisi ci riesce perfettamente.
Non è esente da difetti, comunque. Avrei gradito una maggiore caratterizzazione della Setta, argomento molto affascinante, così come mi sono sembrate un pò forzate alcune sterzate brusche della trama. Ma sono difetti veniali, non poi così importanti. Il mio giudizio, per quel che può valere da apprendista scribacchino quale sono, è una promozione piena.

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Categoria: fantasy, angolo del recensore

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venerdì, 02 novembre 2007

Quando lo scrivere stimola la matita, è decisamente una bella cosa.
Indi per cui, sono ancora più contento di mostrarvi i risultati: ben tre disegni tratti dai miei racconti che portano la firma di Niccolò Pizzorno, alias Comicfun, il cui splendido blog lo trovate tra i link in basso.
Non posso che ribadirne il talento e l'occhio fine con cui ha tratteggiato le mie storie senza trascurare nulla. Ancora grazie!

Lacey, il mio racconto horror a puntate in corso d'opera.

lacey

Lacey 3
Lacey 2






L'ultimo volo di Derfel, il racconto con cui ho partecipato al concorso letterario 500 Gocce d'inchiostro, rivisitato sotto forma di fumetto in due splendide e coloratissime tavole.

Prima parte:

Derfel 1Seconda parte:

Derfel 2Shelves



Grazie ancora a Comicfun per le splendide prove! E se ve li foste persi, trovate tutto il materiale da leggere pochi post più in giù. Buon fine settimana a tutti.

StefanoRomagna - 12:43 - Permalink - commenti (38) - commenti (38) (popup)

Categoria: fantasy, carriera, disegni et similia

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domenica, 07 ottobre 2007


bussola-doro
Ammetto di aver letto La bussola d'oro spinto dalla curiosità del trailer che impazza online ormai da mesi,  sul film omonimo in uscita a Natale. Ammetto anche che, prima d'allora, non conoscevo neanche il suo autore, Philip Pullman, e che mio cugino ha contribuito a consigliarmelo.
Dopo aver divorato l'opera in questione, sono pubblicamente pronto a cospargermi il capo di ceneri. O di polvere.
Il Primo capitolo della trilogia Queste Oscure Materie va letto, centellinato, assaporato. Merita attenzione assoluta per tutta una serie di motivi che intendo evidenziare sommamente, tanta e tale è la portata di questo capolavoro. Gli spoiler, come ogni mia recensione, sono banditi.
Lyra, la protagonista dell'avventura, vive al Jordan College di Oxford, in un periodo che può essere inquadrato più o meno agli inizi del ventesimo secolo. Solo che non è esattamente la stessa Oxford, o meglio, non è esattamente la stessa Inghilterra nè la Terra che conosciamo. Qui infatti la Chiesa cristiana ha un potere molto più pervasivo. Non da parte del Papa, visto che dopo lo spostamento della sede a Ginevra e la morte del suo ultimo esponente, Giovanni Calvino, non ne sono stati eletti altri, ma da una guida collegiale detta Magisterium. Oltre l'oceano c'è l'America, ma lo stato più importante di quel continente si chiama Nuova Francia, e lo studio della natura viene chiamato Teologia Sperimentale.
Tecnologicamente hanno da poco iniziato ad usare l'elettricità e si spostano in zeppelin, mentre il nord è ancora un territorio misterioso e semiesplorato. Il tutto è condito da streghe volanti e orsi senzienti protetti  da armature di ferro meteoritico.
Ma ciò che è più diverso, in questa peculiare realtà parallela, è il fatto che ogni persona ha accanto a sé un Daimon, un compagno sotto forma di animale che rappresenta una parte di sè dal sesso opposto al proprio, e grazie al quale nessuno deve temere la solitudine. Ogni uomo ci può conversare, farsi consigliare e rincuorare, come se fosse il proprio migliore amico. L'unico che ti conosce fino in fondo, anche se la valenza dei Daimon stessi è ancora più intrinsecamente legata all'anima di ognuno di noi.
Questa è, a grandi linee, l'ambientazione del libro. Una società non distante dalla nostra, eppure così fresca e originale, nella quale Lyra, che è soltanto una bambina undicenne, si trova suo malgrado coinvolta in una lotta più grande di lei dove i buoni sembrano cattivi ed i cattivi sembrano buoni.
La vicenda ruota attorno ad una misteriosa polvere, di provenienza ignota e dalle oscure proprietà, che ha messo il suo mondo in crisi. La posta in gioco è altissima, ed il Magisterium, forte dell'enorme influenza in grado di esercitare, intende arrivare in fondo alla questione per censurare o fare sue verità potenzialmente sconvolgenti. Lyra, inoltre, è venuta in possesso di un manufatto che prende il nome di Aletiometro. E' uno strumento dal criptico utilizzo e che solo lei è in grado di far funzionare. La bussola d'oro, in sostanza. Non posso aggiungere altro, se non rimandarvi al passo di Milton di due post fa'. E non posso che ribadire la bontà di cotanta lettura.
La storia prende forma lentamente, svelando poco, per ingranare la marcia a partire dalle 50esima pagina, trascinandovi in un viaggio ai confini del mondo dove niente è come sembra. Pullman ha imbastito un universo fondato sulla ricerca di noi stessi, che nella sua sconfinata profondità è in grado di porre interrogativi, commuovere, appassionare come mai mi era capitato. E', in pratica, un romanzo di formazione colmo di filosofia, ma dagli spunti geniali e le molteplici chiavi di lettura che lo rendono adatto a tutti, per chi sa coglierle. Ma è anche un Fantasy di qualità, pur mancando all'interno della storia i classici elfi, orchi e la magia nel senso più convenzionale del termine. E' un libro di difficile collocazione, poichè l'autore ha quasi creato un genere a sè stante, ma dai continui rimandi alla nostra società odierna. Cos'è veramente il Magisterum e il modo stesso in cui agisce, sono di un'attualità sorprendente.
Piangerete assieme a Pantalaimon, quando ne intuirete la vera natura, così intimamente legata all'anima umana. Nondimeno, le sue continue trasformazioni vi faranno ridere a crepapelle. Al contrario, inveirete contro la signora Coulter, scapperete dagli Ingoiatori, sentirete freddo quando la compagnia dei Giziani raggiungerà il Circolo Polare Artico. E vedrete con i vostri occhi, ma non del tutto, le meraviglie della città sulle stelle, che giace oltre il velo ammantato dell'Aurora Boreale.

Il finale è a tutti gli effetti un ponte verso i capitoli successivi, ma dato gli eccellenti presupposti, credo sia quasi un delitto non leggere anche il resto.
In conclusione, La bussola d'oro è, secondo il mio parere, una storia da non lasciarsi sfuggire, il libro migliore che abbia letto quest'anno, e vi assicuro che ne ho letti tanti. Un romanzo che diverte con deliziose invenzioni e invita ad una profonda riflessione morale, e che per gli amanti del fantasy e non, non va assolutamente ignorato.



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Categoria: libri, fantasy, angolo del recensore

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domenica, 30 settembre 2007

Buona sera a tutti.
Colgo l'occasione per salutare i membri della commissione del Bardica, il primo concorso letterario Fantasy a cui abbia mai partecipato, che se la staranno spassando alla Tana del drago fumante a Soncino, luogo che con grande rammarico non mi è stato possibile raggiungere. Il concorso, 500 gocce d'inchiostro, mi ha stimolato e insegnato molte cose, anche se il mio brano non è arrivato tra i finalisti nè tra le menzioni d'onore. Distillare un'idea, una storia autoconclusiva con un limite tanto ridotto di parole non è stato affatto semplice. Per questo motivo ho preferito, pur attingendo da un contesto a voi familiare ma con un personaggio del tutto inedito, descrivere una scena e ruotare attorno a essa. Un attimo di un'avventura molto più vasta, piuttosto che un racconto vero e proprio.
E' un pò lenta, ma crearla è stato divertente. Spero sia di vostro gradimento.


L’ULTIMO VOLO DI DERFEL

Quando Derfel l'Amazzademoni arrivò in cima al monte Erb, pensò di non essersi mai stancato tanto in vita sua. Era riuscito a scappare al nemico per un soffio, camuffandosi con la grazia e maestria che solo lui sembrava conoscere. Scrutò il paesaggio che, tenebroso pinnacolo, pareva prostrarsi al suo cospetto in pacato sussiego. Erano stati giorni duri, quelli dopo le battaglie di Mengholl-Irb. Il dolore pulsava ancora forte come il sangue nelle vene e le cicatrici sulla pelle. Pur non avendo fallito, era consapevole che ancora molto andava fatto per porre fine al dominio oscuro.
Ma da quell'angolo di mondo incomparabilmente più alto, riusciva finalmente a vedere tutto nella giusta prospettiva. Adesso sapeva come agire. Ebbe una fitta al cuore. La maledizione cominciava a fare effetto, non gli sarebbe rimasto molto tempo. Sentiva il veleno appropriarsi delle membra senza il minimo ritegno.
I pensieri indugiarono su Kora, che nei recessi della sua mente cavalcava libera, inondata dai raggi dell'arco d'argento, cristallizzata in un ricordo lontano, ma non per questo meno prezioso o dimenticato. Se li teneva stretti, quegli sprazzi d'esistenza, poichè null'altro gli era rimasto. Steli d'erba in pugno, così sottili, così sfuggenti. Lo colpì un'altra fitta. Barcollò per un istante, poi si volse deciso a metter fine alla questione. Il terreno sfrigolò sotto i suoi passi quando raggiunse il culmine del costone roccioso.
Ogni angolo di Namaeria da quell'altezza sembrava farsi piccolo, mentre il gelido vento del Nord si sfogava in violente sferzate.
Il bosco di Toradir riluceva di verde oscurità da leghe di distanza. Era come un faro malefico, un canto delle sirene dalla mortale efficacia. Ma era la sua meta, e non vi era modo d'atterrarvi se non in volo, poichè le fronde degli alberi all'apparenza così placide erano invece custodi di un terribile incantesimo. Derfel esitò, pur sapendo da eoni che quei momenti sarebbero arrivati. Indietreggiò, e nel momento più fragile di tutti lo colse la paura. Tremava visibilmente, pensando a ciò che lo aspettava. Streghe, spettri, e quant'altro partorito da quell'inferno. Abomini da sradicare che nulla avevano a che fare con ciò che aveva già combattuto. E poi la sentì, la voce nella sua testa. Sussurrava con le parvenze di un usignolo che tutto sarebbe andato bene. La donna che amava era lì con lui, nell'attimo che avrebbe decretato il successo o il fallimento. Ne sentì il profumo, l'odore, persino lo sguardo. Riprese coraggio, pronto per la resa dei conti. Si mise a correre, rendendo inquieta la spada tintinnante che giaceva nel fodero allacciato al fianco. Con un balzo si gettò nel vuoto, e la caduta fu da mozzare il fiato. Precipitò, velocissimo, fondendosi in un tutt'uno con le nuvole dell'aurora. Un attimo dopo riemerse dal candore, con le ali spiegate che rilucevano come membrane ai raggi del primo mattino, in un universo di sfumature. E dalla cima del monte Erb, ormai lontana, lo si poteva quasi veder sorridere, poichè il suo ultimo, lussureggiante volo non gli era mai parso tanto bello.

StefanoRomagna - 20:07 - Permalink - commenti (52) - commenti (52) (popup)

Categoria: fantasy, carriera

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