mercoledì, 30 gennaio 2008

Scrivere per me è come guardare il cielo stellato nella più tersa delle notti.
Non comprendo perchè lo faccio, intravedo appena la meraviglia dei puntini luminosi. Viaggio da una costellazione all'altra con gli occhi lucidi, gonfi di un'insondabile riverenza. Eppure so di averne bisogno, che non saprei farne a meno, che non c'è altro di cui mi importi se non fissare a lungo quella miriade di universi distanti, quella culla di astrale bellezza. E mi sembra quasi, delle volte, di squarciare il vuoto e toccare con mano una verità solo a me accessibile, oltre la vertigine. Un vento che mi accarezza, mi scuote, e si dirige verso una dimensione parallela fatta di sogni, speranza, dove nessuno è solo, dove non esiste il pregiudizio, la cattiveria, l'ipocrisia. Dove ciò che conta è la volonta dell'essere. Iniziare a scrivere è stato, nel bene e nel male, una cosa che mi ha cambiato per sempre, un dono meraviglioso che spero possa accompagnarmi negli anni, illuminando il buio, cancellando le incertezze, vanificando le insicurezze, ostacoli immancabili nel percorso di ognuno di noi. Scrivere è la colonna portante del mio mondo interiore, un luogo che lascia spazio ai sentimenti, alle lacrime, alla commozione. E' una musica bellissima che non smetterei mai di ascoltare.
venerdì, 02 novembre 2007
Quando lo scrivere stimola la matita, è decisamente una bella cosa.
Indi per cui, sono ancora più contento di mostrarvi i risultati: ben tre disegni tratti dai miei racconti che portano la firma di Niccolò Pizzorno, alias Comicfun, il cui splendido blog lo trovate tra i link in basso.
Non posso che ribadirne il talento e l'occhio fine con cui ha tratteggiato le mie storie senza trascurare nulla. Ancora grazie!
Lacey, il mio racconto horror a puntate in corso d'opera.

StefanoRomagna - 12:43 -
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domenica, 30 settembre 2007
Buona sera a tutti.
Colgo l'occasione per salutare i membri della commissione del Bardica, il primo concorso letterario Fantasy a cui abbia mai partecipato, che se la staranno spassando alla Tana del drago fumante a Soncino, luogo che con grande rammarico non mi è stato possibile raggiungere. Il concorso, 500 gocce d'inchiostro, mi ha stimolato e insegnato molte cose, anche se il mio brano non è arrivato tra i finalisti nè tra le menzioni d'onore. Distillare un'idea, una storia autoconclusiva con un limite tanto ridotto di parole non è stato affatto semplice. Per questo motivo ho preferito, pur attingendo da un contesto a voi familiare ma con un personaggio del tutto inedito, descrivere una scena e ruotare attorno a essa. Un attimo di un'avventura molto più vasta, piuttosto che un racconto vero e proprio.
E' un pò lenta, ma crearla è stato divertente. Spero sia di vostro gradimento.
L’ULTIMO VOLO DI DERFEL
Quando Derfel l'Amazzademoni arrivò in cima al monte Erb, pensò di non essersi mai stancato tanto in vita sua. Era riuscito a scappare al nemico per un soffio, camuffandosi con la grazia e maestria che solo lui sembrava conoscere. Scrutò il paesaggio che, tenebroso pinnacolo, pareva prostrarsi al suo cospetto in pacato sussiego. Erano stati giorni duri, quelli dopo le battaglie di Mengholl-Irb. Il dolore pulsava ancora forte come il sangue nelle vene e le cicatrici sulla pelle. Pur non avendo fallito, era consapevole che ancora molto andava fatto per porre fine al dominio oscuro.
Ma da quell'angolo di mondo incomparabilmente più alto, riusciva finalmente a vedere tutto nella giusta prospettiva. Adesso sapeva come agire. Ebbe una fitta al cuore. La maledizione cominciava a fare effetto, non gli sarebbe rimasto molto tempo. Sentiva il veleno appropriarsi delle membra senza il minimo ritegno.
I pensieri indugiarono su Kora, che nei recessi della sua mente cavalcava libera, inondata dai raggi dell'arco d'argento, cristallizzata in un ricordo lontano, ma non per questo meno prezioso o dimenticato. Se li teneva stretti, quegli sprazzi d'esistenza, poichè null'altro gli era rimasto. Steli d'erba in pugno, così sottili, così sfuggenti. Lo colpì un'altra fitta. Barcollò per un istante, poi si volse deciso a metter fine alla questione. Il terreno sfrigolò sotto i suoi passi quando raggiunse il culmine del costone roccioso.
Ogni angolo di Namaeria da quell'altezza sembrava farsi piccolo, mentre il gelido vento del Nord si sfogava in violente sferzate. Il bosco di Toradir riluceva di verde oscurità da leghe di distanza. Era come un faro malefico, un canto delle sirene dalla mortale efficacia. Ma era la sua meta, e non vi era modo d'atterrarvi se non in volo, poichè le fronde degli alberi all'apparenza così placide erano invece custodi di un terribile incantesimo. Derfel esitò, pur sapendo da eoni che quei momenti sarebbero arrivati. Indietreggiò, e nel momento più fragile di tutti lo colse la paura. Tremava visibilmente, pensando a ciò che lo aspettava. Streghe, spettri, e quant'altro partorito da quell'inferno. Abomini da sradicare che nulla avevano a che fare con ciò che aveva già combattuto. E poi la sentì, la voce nella sua testa. Sussurrava con le parvenze di un usignolo che tutto sarebbe andato bene. La donna che amava era lì con lui, nell'attimo che avrebbe decretato il successo o il fallimento. Ne sentì il profumo, l'odore, persino lo sguardo. Riprese coraggio, pronto per la resa dei conti. Si mise a correre, rendendo inquieta la spada tintinnante che giaceva nel fodero allacciato al fianco. Con un balzo si gettò nel vuoto, e la caduta fu da mozzare il fiato. Precipitò, velocissimo, fondendosi in un tutt'uno con le nuvole dell'aurora. Un attimo dopo riemerse dal candore, con le ali spiegate che rilucevano come membrane ai raggi del primo mattino, in un universo di sfumature. E dalla cima del monte Erb, ormai lontana, lo si poteva quasi veder sorridere, poichè il suo ultimo, lussureggiante volo non gli era mai parso tanto bello.
StefanoRomagna - 20:07 -
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martedì, 24 luglio 2007
Da quando scrivo, anche se sarebbe più corretto affermare "da quando provo, mi cimento a scrivere", ho maturato un cambiamento nel mio modo di vedere le cose.
E' una sorta di critica, pignoleria, ricerca del più piccolo dettaglio in ogni cosa che vedo o leggo. Inizialmente era solo accennato, poi, con la crescita della mia storia, è diventato sempre più preponderante.
Me ne sono accorto da poco, sebbene il cercare il pelo nell'uovo abbia sempre fatto parte di me stesso. Non posso certo sapere se ciò è dovuto ad un ovvio mutamento che mi porta ad analizzare tutto proprio perchè anche a me piace creare qualcosa dal bianco della carta, ma è una sensazione, un'attitudine che non vedo di buon occhio.
Il meccanismo di un'anima critica che si è improvvisamente messo in moto, senza controllo diretto da parte del sottoscritto. Se prima un film veniva da me apprezzato e visionato come un semplice svago, adesso tendo a studiarne i personaggi, i dialoghi, la regia delle scene. Non mi sfugge nulla. Idem per i libri. E' come se fagocitassi ogni parola, ogni periodo, ogni sfaccettatura della frase per poi scomporla nella mia mente ed approvarla o aborrirla implicitamente. Questo va bene, quest'altro no. Mi sento come un giudice che emana un verdetto in costante aggiornamento, e mi chiedo se sia una cosa normale o semplicemente frutto della frustazione che ogni scrittore in erba porta anche in minima parte con se. Questi ed altri dubbi mi frullano in testa da un bel pò. Ed il problema è che spesso, per questo mio modo di fare, finisco con il riflettere troppo e rovinarmi il divertimento che comporta una sana lettura.
Dato che ho avuto modo di incontrare ed apprezzare molta gente che come me ha la passione per la scrittura, non mi dispiacerebbe conoscere il loro punto di vista sulla questione. Ogni commento, come per tutti i miei precedenti post, è sempre accettato di buon grado.
StefanoRomagna - 00:22 -
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lunedì, 25 giugno 2007
I libri non sono cose morte, ma contengono una potenza vitale tanto attiva quanto l'anima di cui sono progenie. Equivale quasi ad uccidere un uomo, l'uccidere un buon libro.
From the Areopagitica,
John Milton
Credo che l'imminente esame di Letteratura Inglese si stia pericolosamente impadronendo della mia mente... e dei miei post, soprattutto. Mio malgrado, non riesco a rimanere indifferente di fronte alla bellezza e veridicità di alcune frasi. Come Shakespeare per l'aereo nulla, adesso è il turno di Milton, con cui concordo pienamente. Un libro è testimone e custode di colui che l'ha scritto. E' l'anima che, come le altre forme d'arte, lo rendono immortale agli occhi dei posteri. E' un frammento d'esistenza che comunica come pochi altri mezzi i sentimenti e le emozioni. Un buon libro non ha prezzo.
Nella speranza di arrivare a stasera e non sciogliermi prima a causa del caldo Sahariano che tormenta l'umida Torino, vi auguro una buona (e possibilmente fresca) giornata.
StefanoRomagna - 13:29 -
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martedì, 19 giugno 2007
Solo oggi mi sono accorto di aver sfondato il tetto delle 1000 visite. Ieri, oltre a studiare, sono stato impegnato a modificare il template che spero vi piaccia più del precedente. Non sono ancora esperto, ma sto imparando molto cose, e pure in fretta! Prima o poi riuscirò a crearne uno tutto mio da zero senza appoggiarmi alla struttura del lavoro altrui.
Comunque, non è certo mia intenzione vantarmi per quel 1058 che compare in basso a destra, poichè so bene che ci sono blog molto più affollati, famosi ed apprezzati del mio. Mi coprirei di ridicolo se ostentassi una sicurezza del genere che per inteso neanche mi appartiene.
Ciononostante sono contento, e non tanto per il numero come si potrebbe inizialmente pensare.
Sono contento se almeno una volta sono riuscito a strappare un sorriso con i miei post, un apprezzamento, un piccolo accenno d'interesse. Ma sono altrettanto contento per un commento di disapprovazione in quei pochi che ogni tanto leggono e dicono la loro sul mio spazio virtuale.
Il confronto è libero e aperto a tutti, come è giusto che sia. Il blog è relativamente giovane, neanche due mesi di vita, eppure spero di poterlo usare ancora a lungo come diario, valvola di sfogo o semplicemente per divertirvi, se ci riesco. In questo periodo mi è stato d'aiuto trasformare le mie emozioni sotto forma di parole, lette o non lette che siano. Grazie a tutti coloro che sono passati da qui, anche per un'occhiata fugace. Grazie per i commenti, pochi ma buoni.
Buona giornata.
StefanoRomagna - 12:37 -
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lunedì, 18 giugno 2007
Oggi sono stato alla Feltrinelli, tanto per dare un'occhiata alle ultime novità. E' una cosa che faccio spesso, perdermi nelle librerie. Un pò per abitudine, o semplicemente perchè adoro la lettura, ma le ore scorrono via veloci quando sfoglio le pagine dei nuovi arrivi o i classici più affermati. Non mi rendo conto del tempo che passa, della gente che mi sta attorno, del trambusto di un locale affollato. E' pura magia trovarsi in un posto del genere. Ho frenato a stento la voglia di acquistare decine e decine di volumi che mi riprometto di leggere da un bel pò, per due semplici motivi:
Il primo è che ho un esame imminente, e i miei libri di letteratura inglese, per quanto meno interessanti, devono avere la priorità, pena un risultato poco soddisfacente di cui posso sicuramente fare a meno.
Il secondo è che la libreria di casa mia è piccola quasi quanto il loculo in cui abito, quindi non ho lo spazio fisico per ospitare altra roba che non sia di prima necessità. Sembra ridicolo, ma riempire 35 mq di appartamento è estremamente semplice e veloce. Il senso del post però non è questo, non del tutto perlomeno. Vorrei condividere con voi un mio ragionamento.
Tra i banconi colmi di volumi ho maturato un'idea, un desiderio oserei dire, particolare. Impossibile da realizzare, forse, anche se sono dell'idea che niente è impossibile se lo si vuole davvero. A parlare è probabilmente l'ingenuità dei miei 21 anni, che come avrete capito se mi avete già letto, rappresenta una parte fondamentale del mio essere.
Tra le Due guerriere di Licia Troisi e la nuova edizione Mondadori della saga di Shannara, ho pensato, senza sentirmi per questo colpevole di superbia, che magari un giorno potrebbe esserci un mio libro tra quegli scaffali. Mi sono prodotto in un sorriso del tutto involontario, fantasticando su come potrebbe essere bella la mia vita se riuscissi a diventare uno scrittore affermato. Poi, quando la razionalità ha preso il sopravvento, il sorriso si è tramutato in qualcosa di più complesso. Come a voler dire, Stefano, piantala di prenderti in giro e cerca di stare con i piedi per terra. A questo ragionamento si sono aggiunte le classiche domande che ormai da tempo immemore mi assillano. E se non ne avessi le capacità? E se non scrivessi abbastanza bene da ambire alla pubblicazione? Mi sono tramutato in un battito di ciglia in uno dei personaggi insicuri che pregnano la mia storia. E mi sono sentito uno stupido. Stupido perchè inseguo un sogno che non ha certezze, stupido perchè trascuro le priorità in favore di un castello in aria che rischia di disperdersi come la nuvola sulla quale è eretto. E quelle sensazioni sgradevoli non smettono di accompagnarmi. Forse è giusto che le provi, forse è il giusto prezzo da pagare per le mie ambizioni. Non saprei spiegarle in altro modo. Ad ogni modo, si sa che sognare non costa nulla. Crogiolarsi nei sogni, poi, è ancora meglio, per quanto controproducente possa risultare. Chi vivrà, vedrà.
martedì, 15 maggio 2007
Mentre studiavo Linguistica, mi sono sintonizzato su Rai 2, e ho visto uno speciale dell'Italia sul due. Premetto che non lo seguo mai, e lo considero alla stregua di mera spazzatura televisiva, ma per una volta mi sono dovuto ricredere. Ammetto senza problemi quando gli spunti di un programma sono interessanti, a prescindere dalla rete su cui vengono trasmessi.
Lo speciale in questione mi ha fatto riflettere molto. Parlavano del fare carriera, e se fosse lecito o meno cercare agevolazioni per conseguire risultati a cui non si riesce ad aspirare per meriti personali.
Io mi sono chiesto se è più o meno lecito, senza riuscire a darmi una risposta soddisfacente. E' una cosa che mi sono sempre posto, forse perchè la mia etica morale è in grado di farmi discernere da ciò che considero giusto o sbagliato. Peccato, che come ho già scritto poco fa, l'etica non sia sufficiente a rendermi chiare le idee.
Sarà la mia smania di fare, la mia giovane età in cui credo che il mondo si possa cambiare se c'è la buona volontà o un progetto che merita davvero, sarà la mancanza d'esperienza.. Mi sento fortemente contrastato da una risposta essenzialmente molto semplice. Se è indubbio che riuscire a raggiungere i propri obiettivi personali senza facili raccomandazioni sia un'esperienza impagabile, è anche lecito pensare che in certi settori ciò non sia affatto possibile. Parlo per esperienza personale. Adoro scrivere, vivo per scrivere. Poche cose mi esaltano e spronano a continuare come la scrittura. Imprimere i tuoi pensieri, le tue emozioni e fantasia su un foglio, riuscendo allo stesso tempo a divertire coloro che lo leggono, secondo me non ha prezzo.
La considero la mia più grande passione, ed è per me un sogno pensare che un giorno possa costruirci una carriera che mi faccia vivere dignitosamente e gratifichi le mie ambizioni.
Ma per un ragazzo di 21 anni come me, ancora nel pieno degli studi, quante probabilità esistono di conseguire un risultato del genere? Aldilà del talento, che posso avere come non avere, non sta certo a me giudicare, quante possibilità ho che la mia storia venga anche solo letta da un editore? Che arrivi alla scrivania giusta e non si perda nel marasma di chi, come me, tenta di sfondare?
E quante invece potrei averne se avessi le giuste conoscenze? Quanti hanno conseguito questo traguardo pechè sono amici di politici, o di persone influenti?
Con questo non voglio certo dire che tutti coloro che sono riusciti a farsi pubblicare siano dei raccomandati, anzi. Gente di talento ne esiste a iosa, ma ho l'impressione che rispecchino una minoranza in costante restringimento.
In un mondo dove le case editrici ricevono 500 manoscritti al giorno, mi viene difficile non essere pessimista, anche se la risposta alla mia domanda l'avrò solo quando la mia storia sarà spedita e presumibilmente letta. Insomma, quando troverò il coraggio di rendere pubblico ciò per cui ho lavorato quasi un anno, con fatica e dedizione. Chiedo scusa in anticipo se il mio ragionamento suona un pò prevenuto, ma questo dilemma mi intasa le giornate e mi annebbia la mente come poche altre cose, e mi ritengo una persona che non si lamenta a sproposito.
StefanoRomagna - 14:43 -
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