domenica, 30 marzo 2008
Ho avuto più di un problema nel classificare questo post. Stronzate o Vita Quotidiana? Alla fine, nonostante il tono ironico del filmato, ho optato per entrambe le categorie. Divertitevi, ma riflettete anche su questa grande verità di fondo.
Buona visione e domenica.
StefanoRomagna - 13:40 -
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stronzate
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lunedì, 24 marzo 2008
Judas Coyne è un cantante rock di fama mondiale dal carattere irrequieto, sempre alla ricerca dell'ennesima folle emozione. Appassionato di donne usa e getta e occultismo, possiede una collezione di oggetti degno del migliore estimatore macabro: la vera confessione di una strega risalente al 1700, il cranio di un uomo che usa come portapenne, un ricettario per cannibali e un cappio da impiccagione ancora in buono stato.
Di conseguenza, l'asta su Ebay di un nuovo trofeo da esibire cattura subito la sua attenzione: l'anima di un morto viene venduta per 1000 dollari, e nell'annuncio è specificato che non si tratta di uno scherzo. E' tutto vero, e il possessore del morto dovrà prendersi cura della misteriosa entità.
Una volta acquistato il bizzarro prodotto, il nostro rockettaro alla Ozzy Osbourne se ne dimentica. In fondo anche avendo sborsato tale cifra, per uno che ha venduto milioni di dischi il denaro non è certo un problema. Poi però il postino gli consegna una misteriosa scatola nera a forma di cuore che contiene un vestito. E cambia tutto. Inizia un viaggio nelle recondite profondità dello spiritismo, una sequela di eventi che portano alla pazzia, alla disperazione, al cuore oscuro delle cose.
Ma aldilà dell'originalità della trama, è stato il nome dell'autore a incuriosirmi.
Joe Hill, pseudonimo di Joe Hillstrom King. Si, avete capito bene. E' il figlio del Re al suo debutto letterario. E non delude. Il libro scorre fluidissimo, la prosa è semplice ma mai banale, le trovate ben sviluppate.
E' chiaro che ogni qualsivoglia paragone con King Senior è improponibile, ma la stoffa del fuoriclasse c'è, con le dovute differenze da tenere in considerazione: Hill è al suo primo romanzo e riesce già a ingranare. Anzi, laddove King Senior si perde in interminabili divagazioni, King Junior mira dritto al sodo. Di contro, Hill non vanta la medesima prosa del padre, così piena di quella distorta musicalità che tanto me l'hanno fatto amare, nè sa gestire i dialoghi altrettanto bene. Eppure la storia avvince, i personaggi funzionano e le pagine si susseguono comunque in fretta, dense di azione, colpi di scena e atmosfere affilate come la lama di un coltello. O di un rasoio, se avrete modo di leggere. Perchè il fine ultimo del fantasma Craddock è eliminare il suo padrone, inducendo prima l'assistente di lui al suicidio, perseguitandolo in ogni modo dopo. Una corsa senza fine, questo è La scatola a forma di cuore, una fuga che ripercorre il passato tormentato del protagonista e ne mette a nudo ogni debolezza, vizio, vicenda. Sono gli spauracchi nascosti nei ricordi che dovrà affrontare, prima ancora del male.
Guarderete con apprensione gli angoli bui delle stanze, le superfici riflettenti, incessanti voci dall'oltretomba, perchè il fantasma è morto e "vegeto", e si trova ovunque. Fino a quando scoprirete chi è il reale committente dell'asta online. Un esordio davvero ottimo per un autore che, cognome illustre a parte, cammina con le sue gambe senza inciampare.
Mi è proprio piaciuto.
StefanoRomagna - 18:45 -
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sabato, 22 marzo 2008
Complice un brutto raffreddore e mal di gola, ho passato gli ultimi giorni tra antibiotici, coperte e ansie varie. E' il colmo, dopo mesi di freddo piemontese senza il minimo problema, scendere in Sicilia con le sue splendide temperature e ammalarsi.
Per cui scusatemi se sto un pò trascurando i vostri blog in primo luogo, il mio in secondo. Colgo anche l'occasione per augurare una serena Pasqua a tutti. Che siano giorni di pace, amore e serenità. 
StefanoRomagna - 12:04 -
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mercoledì, 19 marzo 2008
Arthur C. Clarke, uno dei più grandi scrittori di fantascienza di tutti i tempi è morto all'età di 90 anni. Residente in una villa alle porte di Colombo, Clarke avrebbe da tempo sofferto di problemi respiratori. Autore di oltre cento libri fra romanzi e saggi di divulgazione scientifica, tradotti in tutto il mondo, Italia compresa, lo scrittore amava immaginare il futuro. In un’intervista concessa lo scorso anno alla rivista italiana Newton, Clarke aveva sostenuto che nel 2090 gli uomini avrebbero raggiunto «l’immortalità elettronica».
«Ci sarà un download del nostro cervello - aveva detto Clarke - e tutto ciò che vi è dentro continuerà a vivere». Famoso al grande pubblico soprattutto per aver ispirato con il suo racconto breve «La sentinella» uno dei più celebri film della storia del cinema, vale a dire «2001 Odissea nello spazio» di Stanley Kubrick, era nato a Minehead, in Inghilterra, il 16 dicembre del 1917.
Durante la seconda guerra mondiale, lavorò per la Royal Air Force come esperto dei radar e fu coinvolto nel successivo sviluppo del sistema di difesa radar che consentì alla RAF di vincere la battaglia contro i nazisti. Dopo la guerra si laureò al King's College di Londra. Il suo più importante contributo alla scienza può essere considerato l'idea che i satelliti geostazionari potrebbero essere il sistema ideale per le telecomunicazioni. Scrisse su questo argomento un celebre articolo.
Proprio grazie a questo contributo, l'orbita geostazionaria è oggi nota anche come orbita di Clarke o fascia di Clarke. Nei primi anni quaranta, mentre militava ancora nella RAF, iniziò a vendere le sue storie di fantascienza alle riviste del settore. Ebbe successo, tanto che dal 1951 comincio l'attività professionale di scrittore. Dal 1956 viveva nello Sri Lanka, nella capitale Colombo.
Fonte: Corriere della sera.
Dopo Robert Jordan e Gary Gigax, autore di Dungeons and Dragons, è toccato pure a lui. Si spegne quindi una tra le più luminose stelle della fantascienza, i cui libri hanno fatto sognare milioni di persone, me compreso. Da 2001: odissea nello spazio a Incontro con Rama, non ti scorderò mai, Arthur. E la mensola più alta della mia libreria piange, scrutando il nero universo che tanto hai amato. Fa buon viaggio.
"Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia."
StefanoRomagna - 18:52 -
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mercoledì, 19 marzo 2008
Tornare in Sicilia dopo mesi vissuti al Nord è qualcosa che mi sconvolge nel profondo. Puntualmente.
Due vite agli antipodi, mondi diversi, sensazioni lontanissime tra loro.
Passato e futuro a confronto, che non riesco mai a conciliare. Perchè è sempre la stessa storia, ogni volta che prendo l'aereo e lascio le alpi alle mie spalle. I ricordi si fondono, la nostalgia prende il sopravvento, ma non c'è nulla di euforico in tutto questo. E' difficile da spiegare, quasi al limite del paradossale quando percepisci come alieno un dialetto che fino a pochi anni prima era il sale delle tue giornate.
I colori sbiadiscono, il sole del sud non ti sembra più lo stesso. Mi sento quasi fuori posto, in una terra che vedo distante. Non posso farci nulla, e la cosa mi spaventa, mi tocca più di quanto avessi mai immaginato. Non bastano i milioni di ricordi, gli scorci carichi d'infanzia, l'odore del mare. Non c'è appiglio a cui aggrapparsi, tramonto in cui perdersi, perchè penso ai tre anni spesi a Torino, e vedo una città così bella, monumentale e ricca di opportunità, che offusca tutto il resto. Indugio su cosa mi ha regalato e intravedo quasi le porte di un futuro che prevede nebbia.
La situazione però si capovolge quando torno in Piemonte, e sogno quello che ho appena lasciato. Amici, famiglia, tutto ciò che sono stato per 18 lunghi anni. Sono contraddittorio e complicato, lo so. O magari sto soltanto crescendo, avendo realizzato che le cose cambiano con il passare del tempo. Tutto muta, si trasforma, nulla di ciò che era sarà più lo stesso, mentre i mesi si susseguono e non c'è modo d'ingannare questo meccanismo. Nè, ahimè, si può tornare indietro se non serbando nel cuore quanto di buono è stato seminato. Diviso in due, così mi sento. Come in un limbo dove è impossibile mettere radici, senza una precisa identità. Incapace di capire dove termina l'uno e inizia l'altro. Ed è terribile.
StefanoRomagna - 00:36 -
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lunedì, 17 marzo 2008
Oggi sono troppo stanco per un post dedicato, ma non voglio lasciarvi a bocca asciutta con i miei folli deliri, quindi vi anticipo solo che sono sveglio dalle 5 di stamane, e in un'ora e cinquanta minuti ho percorso 1700 km tra le nuvole! A domani per ulteriori aggiornamenti.
Vi lascio all'ennesimo bellissimo disegno di Comicfun, raffigurante la danza notturna tra Dracula di Stoker e Intervista col vampiro di Anne Rice, sempre tratta da Shelves! Superbi i colori, curatissimi i dettagli! C'è persino la Mole Antonelliana!
Buon pomeriggio e inizio settimana a tutti.
StefanoRomagna - 17:07 -
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giovedì, 13 marzo 2008
Che cos'è?
"D eci e lode" è un premio, un certificato, un attestato di stima e gradimento per ciò che il premiato propone.
Come si assegna?
Chi ne ha ricevuto uno può assegnarne quanti ne vuole, ogni volta che vuole, come simbolo di stima a chiunque apprezzi in maniera particolare, con qualsiasi motivazione sempre che il destinatario, colui o colei che assegna il premio o la motivazione non denotino valori negativi come l'istigazione al razzismo, alla violenza, alla pedofilia e cosacce del genere dalle quali il "Premio D eci e lode" si dissocia e con le quali non ha e non vuole mai avere niente a che fare.
Le regole:
1. Esporre il logo del "Premio D eci e lode", che è il premio stesso, con la motivazione per cui lo si è ricevuto. E' un riconoscimento che indica il gradimento di una persona amica, per cui è di valore (nel post originario c'è il pratico copia e incolla);
2. Linkare il blog di chi ha assegnato il premio come doveroso ringraziamento;
3. Se non si lascia il collegamento al post originario già inserito nel codice html del premio provvedere a linkarlo (nel post originario c'è il pratico copia e incolla);
4. Inserire il regolamento (nel post originario c'è il pratico copia e incolla);
5. Premiare almeno 1 blog aggiungendo la motivazione.
Queste regole sono obbligatorie soltanto la prima volta che si riceve il premio per permettere la sua diffusione, ricevendone più di uno non è necessario ripetere le procedure ogni volta, a meno che si desideri farlo. Ci si può limitare ad accantonare i propri premi in bacheca per mostrarli e potersi vantare di quanti se ne siano conquistati.
Si ricorda che chi è stato già premiato una volta può assegnare tutti i "Premio D eci e lode" che vuole e quando vuole (a parte il primo), anche a distanza di tempo, per sempre. Basterà dichiarare il blog a cui lo si vuole assegnare e la motivazione.
Oltre che, naturalmente, mettere a disposizione il necessario link in caso che il destinatario non sia ancora stato premiato prima.
Mi scuso per il ritardo con cui posto il premio e colgo l'occasione per ringraziare Kiachan, ormai lettrice storica dei mio blog, per questo gradevole pensiero.
Detto ciò, i miei riconoscimenti vanno a:
Ariendil, l'instancabile narratrice di storie che tutti dovrebbero leggere, per essermi amica in rete e nella vita reale;
Saryo, anche lui scrittore, per la dedizione con cui mi legge e per i commenti mai scontati;
Comicfun, che ringrazio per gli splendidi disegni che mi ha regalato. Fate un salto da lui, c'è molto da vedere che merita davvero;
Faus74, per il suo blog sempre ricco di spunti, senza il quale probabilmente non mi sarei mai appassionato a Stephen King.
Ci sarebbero molte altre persone da premiare, alcune delle quali hanno però già ricevuto il D eci e lode. Buona giornata.
StefanoRomagna - 10:36 -
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Categoria: vita quotidiana
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martedì, 11 marzo 2008
Rubare la scena e accaparrarsi l’attenzione del padrone contava sempre più di tutto il resto, una volta varcata quella soglia. Sgomitando e lottando, i pestiferi volumi si erano conquistati un cantuccio da difendere, e non aveva alcuna importanza che fosse nel cuore del padrone o su qualche mensola impolverata. Contava esserci.
<<Io sarò il prossimo>> aveva detto una volta L’amuleto di Samarcanda fresco d’acquisto, scatenando il disappunto di tutti.
<<Scommetto che invece tocca a me>> aveva risposto con sdegno La bambina che amava Tom Gordon, guardandolo male.
Gli puntò contro l‘indice della manina, in un gesto d‘accusa. Poi disse con la sua stridula voce infantile: <<Sei appena arrivato e già speri di saltare la coda? Mettiti in fila, bello, se non vuoi fare una brutta fine.>>
A quell‘affermazione il penultimo scaffale si perse in una risata di scherno talmente tenebrosa da far accapponare la pelle. Era proprio la mensola horror a dettar legge. It vomitò un agghiacciante palloncino rosso sangue, che fluttuò nella stanza per poi esplodere con un rumore sordo. Pet Sematary lo seguì a ruota con un cupo miagolio di morte. <<E’ da mesi che va avanti con Stephen King senza smettere>> continuò La bambina che amava Tom Gordon, mettendo alle strette il nuovo acquisto, talmente impaurito da non aver più aperto bocca.
<<E poi non hai notato come ammicca? Non vede l’ora di iniziare a leggermi, perché mai dovrebbe preferire te?>>
<<Si, è vero>> si era sbilanciato La lunga Marcia, spalleggiando la sorella in un raro momento di pausa che lo vedeva immobile, quando di solito era sempre impegnato a correre intorno al letto, pena l‘eliminazione.
Dialoghi del genere ce n’erano stati a centinaia, e anche di molto più aspri. Era una continua lotta che si interrompeva solo quando tornava il padrone, per poi riprendere un istante dopo, tra bisbigli e dispetti. Competizione pura, e tanto era bastato al romanzo di Stroud per capire che non doveva fare il furbo. C’erano punizioni severissime per i trasgressori, come la volta in cui Misery, in un folle gesto impulsivo, fu a un soffio dal tarpare le gambe al Codice da Vinci, tirando fuori dalle pagine un'ascia affilatissima che urlava "sei una sporca burba."
Ad ogni modo nessuno avrebbe detto, tempo dopo, che L’amuleto di Samarcanda, arrivato così in sordina, si sarebbe rivelato tanto appassionante da spingere Steven a collocarlo vicino agli Harry Potter. E la scelta stessa della mensola era una corsa allo scaffale migliore. Sebbene fosse il padrone a riordinare i libri, non si accorgeva mai che quest‘ultimi cambiavano di posto. Senza esclusione di colpi, più di una volta ne aveva trovato alcuni riversi sul pavimento, frutto di uno spintone dell'ultimo momento, con le pagine sgualcite e la rilegatura verso l’alto.
Nonostante la stranezza di tali situazione, mai gli sarebbe passato per la testa che la vita nasceva in quella stanza ogni qualvolta lui la abbandonava. Era un ragazzo un po’ tonto, dopotutto. Talmente tonto da non accorgersi che Le notti di Salem, a causa di uno spregevole tiro mancino accuratamente studiato dai libri fantasy, era stato trascinato durante il giorno sotto la finestra illuminata dal sole, e la pregevole copertina di lusso dell’edizione K&S stava fumando e accendendosi pian piano.
Il povero romanzo, costretto a dormire, rischiava di consumarsi per combustione spontanea senza poter far nulla. Ma il destino volle che il padrone rincasò subito dopo, scongiurando una fine atroce a uno dei suoi libri preferiti del Re, che se l’era cavata solo con un grosso buco al centro dell’illustrazione. Si era limitato a rimetterlo sulla libreria, ignorando quanto all’interno stesse soffrendo, e cosa ancora peggiore, quanta cieca vendetta avrebbe scatenato una volta sveglio.
C’era stata una sola eccezione, nella scelta dei posti: i volumi di fantascienza si erano ribellati, pretendendo lo scaffale più alto perché, a loro dire, li faceva sentire più vicini al cielo. Non era stato semplice, ma alla fine tutti gli altri avevano ceduto. Così i romanzi di Asimov, Clarke e Sagan avevano conquistato il podio. La prospettiva di vedersi incenerire da una meteora, o peggio ancora invadere dagli alieni di Vega, non era poi tanto allettante. Meglio rassegnarsi a una mensola più discreta, piuttosto che vedersi scatenare una guerra intergalattica.
I disegni sono sempre a cura di Comicfun.
StefanoRomagna - 15:26 -
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Categoria: racconti
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lunedì, 10 marzo 2008
L'amuleto di Samarcanda, primo volume della Trilogia di Bartimeus di Jonathan Stroud, si è rivelato una lettura piacevole e tutt'altro che scontata.
Avevo sentito molto parlare di questi libri, letto commenti positivi, ma anche a causa di tale entusiasmo, dopo la cocente delusione di Twilight andarci con i piedi di piombo mi era sembrata la scelta migliore.
Adesso, al termine delle 400 pagine di risate e colpi di scena, sono lieto di comunicarvi che non ho sprecato tempo nè denaro.
L'amuleto di Samarcanda è un'opera gustosa e di rara originalità per tanti motivi, alcuni dei quali intendo evidenziarli sommamente, i rimanenti dovreste scoprirli di persona.
La storia inizia in modo semplice: siamo a Londra, e un mago di nome Nathaniel ha appena convocato dall'Oltremondo un Jinn millenario. Bartimeus, questo è il nome della potentissima entità di quattordicesimo livello, è costretto suo malgrado a obbedire al padrone, prima di essere congedato. E' nella sua natura di servitore, e nonostante sbraiti e tenti di opporsi in ogni modo, deve collaborare. E' la vendetta, infatti, che muove il 12enne Nathaniel. La frustrazione e l'orgoglio lo spingeranno a far rubare l'amuleto di Samarcanda, potentissimo artefatto magico custodito nella villa di Simon Lovelace, antagonista a tutto tondo della vicenda. Ma l'incipit è solo l'inizio di un disegno molto più grande e oscuro, che vedrà i due perdere tutto in una corsa contro il tempo, fino al finale che getta un ponte verso i capitoli successivi.
La scrittura, semplice e scorrevole, incolla alla pagina. Non c'è verso di staccarsene, tanta e tale è l'ironia dell'autore, lo humor delle situazioni, le descrizioni sempre efficaci e mai prolisse. Il punto di vista è mutevole, si passa dal ragazzino al Jinn capitolo dopo capitolo, ed è per quest'ultimo che proverete uno sconsiderato affetto. Nonostante la caustica parlantina, Bartimeus è tra i più riusciti personaggi di sempre. Ora fiero, ora arrabbiato, le note a piè di pagine con cui condisce la narrazione sono irresistibili. Pungenti i contenuti e memorabile il modo in cui si intersecano, non vi importerà se talvolta il Jinn se la prenderà con voi lettori, incapaci di comprendere i molteplici livelli di lettura, o se si limiterà a illustrare la sua millenaria esperienza, tra guerre in Egitto e altre situazioni. Narrato in prima persona, è il perfetto incontro tra brio creativo e sarcasmo mai gratuito, nonchè la parte che più ho preferito. Vi strapperà sane risate come non ve ne facevate da tempo.
Ma il primo tomo di Stroud è anche molto altro, un viaggio in cui le posizioni si invertono, fatto di pregevoli invenzioni e ritmi velocissimi. Tra uno Specchio Veggente, sfere elementali e lenti a contatto capaci di vedere oltre i livelli cognitivi in cui le entità si muovono, le iniziali similitudini con la saga di Harry Potter terminano ancor prima d'iniziare.
Entrambi infatti condividono la stessa ambientazione e un mondo magico coesistente a quello normale, ma il senso di deja vù non va mai oltre queste premesse. La società dei maghi di quest'ultimo è diversa, molto più legata alla corruzione, alla guerra di potere. E' una Londra dark, quella di Stroud, fatta di maestri e allievi, assassini e Resistenze, mentre la magia trova la sua espressione nell'evocazione delle creature, nei pentacoli e nei legami. Senza contare i folletti tutto-fare e le gerarchie che li delineano. Insomma, c'è tanta carne al fuoco, e immagino sia solo una parte delle sorprese ad esser stata rivelata in questo primo episodio della storia. Stroud in questo non è secondo a nessuno, anzi. Non solo rivaleggia con la Rowling, ma la supera pure in materia di mero humor. Verrete ricompensati con una freschezza ineguagliabile e, cosa ancora più importante, il sorriso non abbandonerà mai le vostre labbra. Garantito.
Quindi se avete amato il maghetto più famoso del mondo e siete patiti del genere fantastico, cogliete l'occasione e leggete l'esordio di uno scrittore che, ne sono sicuro, farà molto parlare di sè. Ingiustamente sottovalutato, meriterebbe molta più visibilità. In un panorama dove l'odore di stantio è sempre più forte, la penna di Stroud è una voce che urla più forte degli altri, e soprattutto lascia il segno.
Io stesso ne sono rimasto rapito, e leggerlo è stato come assistere a un limpido show di fuochi artificiali. Voi cosa aspettate?
Non ho altro da aggiungere.
StefanoRomagna - 13:59 -
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Categoria: angolo del recensore
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mercoledì, 05 marzo 2008
Ne erano sempre accadute di tutti i colori, in quel microcosmo segreto. All’insaputa di Steven erano state consumate battaglie all‘ultimo sangue e lanciati incantesimi senza perdono. Alleanze fra loro, addirittura.
Non c‘era sorte peggiore per un libro quanto il capitare in mezzo a una vera e propria faida, e l’ultimo arrivato ne pagava sempre le conseguenze. Steven, vorace amante della lettura, ne acquistava almeno uno ogni dieci giorni, quindi capitava spesso. Scaramucce memorabili, invidie malcelate, bronci che duravano settimane. Era di vitale importanza imparare le gerarchie che regolavano la libreria tanto quanto l’evitare di pestare la pagina a qualcuno.
Eppure, una volta varcata la soglia del monolocale, tutto taceva. Era come se lo spirito vitale dei volumi di carta, che tanto imperava tra quelle quattro mura, cessasse d’improvviso d’esistere.
C’era qualcosa di molto più profondo, in camera da letto.
Strani poteri si agitavano nell’ombra, e le ombre stesse potevano parlare a chi fosse stato in grado di ascoltarle. Magia, di quella vera. Ogni qual volta il ragazzo lasciava la casa, i libri prendevano vita.
Lo facevano anche quando lui dormiva, a dire il vero, sebbene toccasse loro muoversi con molta più attenzione. Amavano la notte, in particolare i volumi di Stephen King e tutti quelli legati al vampirismo. Dracula di Stoker adorava passeggiare sul balcone. Di tanto in tanto, dopo aver lasciato la libreria in punta di piedi, apriva la finestra senza il minimo rumore e usciva all’aria aperta, a scrutare il cielo, così diverso dalla Transilvania, e gli uccelli del crepuscolo. Costretto, per ovvi motivi, a riposare durante tutto il giorno, non perdeva occasione appena calava il sole e la situazione lo permetteva. A volte lo accompagnava Intervista col Vampiro, di Anne Rice, e insieme danzavano come innamorati alla pallida luce lunare.
Egli era dotato di sottili ali membranose, da spiegare all‘occorrenza.
Ma sapeva bene che se solo avesse spiccato il volo, l’incantesimo che lo legava all’appartamento non gli avrebbe lasciato che pochi metri di manovra, per poi lasciarlo precipitare inerme dal sesto piano, verso il cortile interno e morte certa. Così, nonostante l’irrefrenabile istinto, rinunciava ogni volta, lanciando alle stelle sguardi tristissimi. Dracula poi, spalleggiato da It e Pet Sematary, era anche il libro più temuto. La sua voce, profonda come una caverna senza fondo, era stata capace di zittire anche il borioso Signore degli Anelli, quando una volta si era permesso di dire che Tolkien era un maestro d’ogni genere, non solo fantasy. Il diverbio aveva creato un po’ di scompiglio, risolto con la forza.
<<A ciascuno il proprio genere>> aveva detto il capolavoro di Stoker, tenendo in ostaggio Lo hobbit, e nessuno aveva più osato contraddirlo con tale ardire. Se c’era infatti un motivo valido per cui il tomo di Tolkien non era ancora stato fatto a brandelli, nonostante l’astio di tutti, era che nessuno di loro poteva arrivare a tanto. Ogni libro era consapevole dell’importanza che incarnava. Ognuno, tranne qualche eccezione, aveva un posto speciale nel cuore di Steven. E renderlo felice era il loro principale scopo. Tanto bastava a evitargli il rischio di finire in coriandoli, sebbene le torture fossero comunque ammesse. Fu in un’occasione come quella, solo pochi mesi prima, che Steven fu sul punto di capire tutto.
StefanoRomagna - 14:18 -
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Categoria: racconti
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