lunedì, 31 dicembre 2007

Mancano poche ore alla mezzanotte, e davvero non so cosa aspettarmi da questo 2008. Forse è giusto così, forse non dovrei neanche chiedermelo.
Ma sono una persona riflessiva, e le domande fanno parte della mia vita.
Il punto è che spesso si ha una paura matta delle risposte, qualunque esse siano.
Spero solo di trascorrere i prossimi mesi con le persone che amo e che mi sostengono, ognuna in modo diverso ma non per questo meno importante. Spero anche che la categoria appena rimossa, "mio romanzo", possa darmi le soddisfazioni che desidero, sfociando in un sogno che mi appare molto, molto lontano. L'ottimismo si è esaurito, adesso rimane solo la cieca determinazione. Dite che basterà?
Non mi precludo nulla, non intendo più farlo. Buon anno a tutti, e grazie per avermi sempre seguito da quando questo blog è venuto alla luce.  

StefanoRomagna - 20:47 - Permalink - commenti (23) - commenti (23) (popup)

Categoria: vita quotidiana

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giovedì, 27 dicembre 2007

Ancora grazie a Comicfun per queste vignette tratte dal mio racconto di Natale.
Non potevi farmi regalo migliore.





Buone feste a tutti!

StefanoRomagna - 15:03 - Permalink - commenti (34) - commenti (34) (popup)

Categoria: disegni et similia

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sabato, 22 dicembre 2007



Dopo avervi rotto a dovere con il libro, adesso tocca al film. L'ho visto la settimana scorsa, sperando che il tempo intercorso mi permettesse di valutarlo meglio.
Non è cambiato niente, anzi. La Bussola d'Oro è sciatto, noioso e deludente. Sono uscito dal cinema con un indicibile senso di frustrazione, come quando a Natale un bambino chiede un regalo, attende in trepidazione e una volta scartato il pacco non trova ciò che desiderava.
Il film lo aspettavo da un anno, monitorando immagini, trailer e notizie ufficiali. Sapete già quanto mi sia piaciuto il romanzo da cui è tratto. Le aspettative erano alle stelle. Il problema di fondo è la pessima sceneggiatura, che unita alla velleità di dover piacere a tutti, ha finito per rendere un potenziale capolavoro un film che ha scontentato tutti.
Ma proprio tutti. Buchi temporali, eventi non inclusi, gli ultimi tre importantissimi capitoli del libro tagliati del tutto dalla versione finale pur essendo già stati girati. Non ho parole. La magia di Pullman non solo è andata persa, ma è stata del tutto fuorviata. Le tematiche del romanzo sono delicate. Pur in un contesto fantasy, si parla di Dio, di Adamo ed Eva, e del peccato originale. Una critica all'odierna Chiesa Cattolica che non è stata riportata. D'accordo o meno sulla morale di fondo, questa è una grave mancanza di coerenza. Detesto la censura, anche se vagamente mascherata come in questo caso.
C'è dell'altro, però. L'idea che mi sono fatto al termine della proiezione è del classico blockbuster natalizio, infarcito di effetti speciali. Incredibili, per carità, ma non sufficienti a sorreggere un visionario quale Pullman è. Ne è venuta fuori un'esperienza diversa, una storia monca e già complessa di suo, incomprensibile per la tanta gente che non ha letto il libro. Neanche l'etereo faccino della Kidman è riuscito a salvare capra e cavoli. Di grande presenza scenica, sembra però intrappolata all'interno di un personaggio che non le appartiene, che non sente suo. Idem per Daniel Craig ed Eva Green, le cui parti durano il tempo intercorso tra un battito di cuore e l'altro. Discreta invece l'esordiente Dakota Blue Richards, interprete della protagonista Lyra, magistrale e ben caratterizzato Pantalaimon.
Insomma, a mio parere è stato un enorme occasione sprecata, costata la bellezza di 190 milioni di dollari. Bellissime scenografie, superbe ricostruzioni digitali dei Daimon, ma nient'altro. Manca l'anima, il pathos della vicenda che tanto mi ha incollato alle pagine del libro. Manca lo stupore, il senso di meraviglia nel contemplare la citta delle stelle, oltre l'aurora boreale. Il risultato è un minuscolo frammento di un mosaico molto più ambizioso, di raro fascino, una sequela di scene collegate una all'altra, ma estranee al contesto immaginifico che avrebbe dovuto esaltarne la potenza. Inesatte le spiegazioni riguardo alla polvere, venute meno le sfumature filosofiche legate a Milton, non rimane altro che disappunto.
Adesso io mi chiedo, che ne sarà del girato escluso che doveva fare da prologo della Lama Sottile se quest'ultimo, probabilmente, non verrà mai prodotto? Considerando che la Bussola d'Oro si è rivelato un flop al botteghino ed è stato stroncato dalla critica, mi aspetto almeno un extra nella versione dvd. Se volete ulteriori delucidazioni sulla trama, leggete la rece del libro omonimo, almeno se andrete al cinema non vi si dipingerà un gigantesco punto interrogativo sulla fronte. Amen.


StefanoRomagna - 11:48 - Permalink - commenti (69) - commenti (69) (popup)

Categoria: fantasy, angolo del recensore

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martedì, 18 dicembre 2007


Il cielo era gravido di neve, una distesa grigia inaccessibile alle stelle, che solo poche ore prima lo guardavano. Di fiocchi ne erano già caduti in abbondanza, e con la stessa velocità si erano sciolti.
Se ne stava sul balcone, appoggiato alla ringhiera con l'aria da cane bastonato. Attorno a lui il silenzio della città addormentata. Lui e nient'altro che quello. Rumori vaghi, indistinti, lontani anni luce e che a malapena si sentivano.
Le sirene di un'ambulanza, il trambusto di un autobus, sprazzi di normale vita metropolitana facevano capolino qua e là, in quell'ambiente di ovattata malinconia. Il respiro regolare di chi è tranquillo, all'apparenza, si condensava in sbuffi vaporosi. Lo avvolgeva una sottile sensazione di pelle d'oca, come un fremito, un sussulto sotto la felpa rossa di pile. C’era freddo quella notte. L’inverno era arrivato senza preavviso, spezzando un clima rivelatosi fin troppo clemente per la metà di Dicembre. Il vento soffiava gelido, tagliandogli la faccia. Sferzate decise, da mozzare il fiato.
Ma lui non se ne curava.
Guardava le montagne bianche in lontananza, all'orizzonte, e non gli importava veramente d'altro. Ci si sarebbe perso, tra quelle creste, se solo avesse potuto.
L'oscurità ne addolciva i tratti del viso, della postura curva, ma si capiva che stava male. Era un'ombra immobile. Una statua con lo sguardo puntato verso il basso. S'intravedeva qualche macchina, dal sesto piano. Piccole luci tra le fronde scosse, molto più giù. Inspirò un lungo tiro dalla sigaretta che si era appena acceso, facendola avvampare come un tizzone ardente nel buio. Il display del cellulare che reggeva nell'altra mano segnava le 5 e 30 del mattino. Il gas era stato chiuso, così come l'acqua e le tende verdi legate ai pali di ferro. La valigia era pronta. Tutto era pronto.
Tutto tranne lui.
Non c'era calore, affetto, niente che desiderasse con il cuore. Ciò che voleva non poteva ottenerlo. Da lì a poco sarebbe partito, un taxi chiamato la sera precedente si stava facendo strada verso casa sua, eppure la testa era altrove. Vagava nel vuoto, saltellando alle volte da un ricordo all’altro. Non si sentiva felice, pur con il Natale alle porte, festa che amava e aveva atteso per tutto il lunghissimo anno trascorso. Sentì le viscere aggrovigliarsi, un rumore sordo alla bocca dello stomaco. E pianse. Una sola, unica e brillante lacrima. Era densa di tristezza e senso di colpa. Un'emozione viscerale che lì era nata e lì era morta.
<<Ti Amo>> disse, come se qualcuno, a parte le spire fredde, potesse sentirlo.
E in quel breve sussurro chiuse gli occhi.


StefanoRomagna - 21:35 - Permalink - commenti (33) - commenti (33) (popup)

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domenica, 16 dicembre 2007

"Volano" cantilenò la creatura nello scarico con una voce rauca e ridacchiante. Trattenne il braccio di George nella sua presa ferrea e viscida e cominciò a tirarlo verso quella terribile tenebra dove l'acqua turbinava e ruggiva tumultuando con il suo carico di detriti verso il mare. George torse il collo per allontanare la faccia da quell'oscurità senza ritorno e cominciò a strillare nella pioggia, a strillare pazzamente nel bianco cielo autunnale che s'incurvava sopra Derry in quel giorno del 1957. I suoi strilli erano stridenti e acuti e in tutta Witcham Street la gente accorse alle finestre.
"Volano" ringhiò l'essere "certo che volano, George, e quando sarai quaggiù con me, tu galleggerai."


Eh si, indovinate cosa sto leggendo? Non credo abbia bisogno di alcuna presentazione!



IT

StefanoRomagna - 19:30 - Permalink - commenti (43) - commenti (43) (popup)

Categoria: libri

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mercoledì, 12 dicembre 2007

Ecco altri due splendidi disegni di Comicfun, stavolta ispirati agli estratti del mio romanzo fantasy. Teschioscuro è il mio personaggio preferito, rappresenta il lato dark che alberga in ognuno di noi. E' come la parte tenebrosa di una medaglia,  il lato buio della Luna. Un essere complesso, sconquassato da dubbi, incertezze e conflitti interiori. Ho amato scrivere sul suo conto e continuerò a farlo, perchè in lui giace una speranza, un intento nobile nascosto sotto le apparenze.
E' spietato, cattivo, contraddittorio come lo sono io, ma agisce secondo una logica ben precisa, riservando numerose sorprese. E' stato una valvola di sfogo tanto quanto Lacey, in un periodo della mia vita dove tutto andava a rotoli. Gliene sono grato. Se volete saperne di più, leggete gli estratti finchè siete in tempo. Entro Gennaio sparirà la categoria apposita e non sarà più possibile visionarla.






E se non ve ne siete accorti, è cambiata anche la colonna sonora del blog, quindi accendete le casse e godetevela. Credo esprima l'essenza stessa del mio bosco.
Buona giornata a tutti, belli e brutti! :-)

StefanoRomagna - 13:49 - Permalink - commenti (36) - commenti (36) (popup)

Categoria: fantasy, disegni et similia

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domenica, 09 dicembre 2007

Continuano le mie recensioni, con ben tre libri di Stephen King letti uno dietro l'altro. Iniziamo con quello forse meno riuscito: La bambina che amava Tom Gordon.

labambcheamavatomgordonLa storia è interessante e dall'incipit che cattura. Una ragazzina si smarrisce in un bosco del Maine durante una innocua passeggiata con la madre e il fratello.
Trisha McFarland, questo è il suo nome, si ritrova all'improvviso catapultata in un incubo. Con razioni di cibo non certo adatte a sopravvivere in un ambiente tanto ostile, vaga tra gli alberi alla ricerca del sentiero perduto. Gliene capiteranno di tutti i colori prima di riuscire a salvarsi dall'intrico della selva.
La scrittura è serrata, quasi claustrofobica. Il Re è in grado di appassionare anche con un solo personaggio e un'ambientazione non certo ricca di spunti. Il bosco stesso diventa un'entità viva, pulsante, capace di terrorizzare, mentre i giorni passano, i soccorsi stentano a farsi sentire e le scorte terminano.
Trisha non è sola nel buio, e scoprirà a sue spese cosa comporta dover sopravvivere tra la pioggia e gli insetti onnipresenti, tra sterminate lande paludose e orme di misteriosi animali. Tom Gordon, un giocatore di baseball che lei segue tramite la radio del suo walkman, è con lei, e non solo in senso metaforico. Non mi è dispiaciuto, anche se ho letto di meglio.

Da qui si passa ad un vero e proprio capolavoro, ossia La Lunga Marcia.

La lunga marciaUn ragazzo sedicenne di nome Garratty accetta di partecipare alla Lunga Marcia, una gara senza esclusione di colpi che vede 100 atleti combattere l'uno contro l'altro in un percorso lungo ben 400 km. L'evento è seguito dalle emittenti televisive di mezzo mondo e da un plotone di soldati armati fino ai denti.
Le regole sono tanto semplici quanto terrificanti.
Si corre anche di notte, senza alcuna pausa, nutrendosi in movimento. Fermarsi anche solo per un secondo comporta un ammonimento che viene cancellato dopo poche ore di cammino senza pause. Al terzo ammonimento si viene fucilati in mezzo alla strada. Inutile dire che una volta iniziata questa sorta di maratona non ci si può esimere dall'affrontarla. Solo uno arriverà alla fine e alla gloria che ciò comporta, lasciandosi alle spalle una lunga scia di morti e sangue.
La Lunga Marcia mi ha letteralmente rapito.
L'ho letto in un soffio, trasportato nella storia attraverso un meccanismo di malefica efficacia.
Gli Stati Uniti in cui è ambientato il romanzo rappresentano la metafora di una società militaresca, tirannica, portata agli estremi. Come mi è già capitato per altri libri di King, ne volevo ancora, e invece è terminato troppo presto. Eccezionale l'idea di base e il modo in cui è stata sviluppata, scritta sotto lo pseudonimo di Richard Bachman.

Il terzo e ultimo libro è un vero e proprio esperimento: On Writing.

onwriting1Non è un saggio, non è un'autobiografia nè un manuale di scrittura.
E' un libro complesso, che narra degli esordi di King, del modo in cui è cresciuto.
Si parla della sua infanzia, del padre che lo ha abbandonato, delle difficoltà economiche fino al suo primo successo letterario, quella Carrie che lo ha proiettato nell'olimpo dei grandi.
Tanti aneddoti, consigli, episodi di vita vera che incollano alla pagine con lo stile caratteristico che solo il Re sa utilizzare con tanta efficacia. E' stato divertente dare un'occhiata alle esperienze che lo hanno formato come scrittore. Scoprirete cose nuove e che non vi sareste aspettati. Alcune situazioni poi sono divertenti al limite del grottesco, provare per credere. Non mi sento invece di consigliare in toto la parte relativa alla scrittura, sia perchè, ad esempio, l'uso degli avverbi che King tanto detesta vengono da lui stesso usati, sia perchè queste regole valgono per l'inglese. Infatti, pur saggiando la bonta della traduzione, molte delle prove pratiche non vanno bene per l'italiano, lingua profondamente diversa da quella usata dall'autore stesso. Il resto rimane utilissimo per chi vuole scrivere, anche perchè non ne parla di certo il primo che passa!

In conclusione, tre ottimi libri che ho apprezzato per motivi differenti. Aspetto le vostre opinioni!

StefanoRomagna - 22:47 - Permalink - commenti (55) - commenti (55) (popup)

Categoria: stephen king, angolo del recensore

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mercoledì, 05 dicembre 2007

Si avvicina il Natale, magica festa! Vi mostro altre foto di Parigi scattate in quel periodo, lo scorso anno. Un'atmosfera davvero magnifica e fiabesca! Rinnovo il mio consiglio per chi non ci fosse ancora stato e volesse andarci. Questo, amici miei, è il momento migliore dell'anno!

Interno delle Galeries Lafayette

100_1778Esterno delle Galeries Lafayette

100_1796Boulevard Haussman


100_1793Boulevard Haussman 2

100_1802Avenue des Champs-Elisèes

100_2317Main Street a Disneyland Paris


100_2475
Sperando che vi piacciano, auguro un buon proseguimento a tutti.

StefanoRomagna - 12:31 - Permalink - commenti (52) - commenti (52) (popup)

Categoria: viaggi, fotografie

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domenica, 02 dicembre 2007

krune_fz0307
Mareq Tha, Prima Vigilante Militare di Sazzal, protagonista del Segreto di Krune, possiede una fede apparentemente incrollabile.
Il suo ruolo, all'interno del Matriarcato, è tra i più rinomati che si possano raggiungere. Guerriera di innato talento, Mareq Tha è anche una donna, figlia della dea Elle, creatrice del mondo. Una donna, come dicevo, tra le donne.
Tutto nella norma, se solo non fosse che nel romanzo d'esordio del mio "compaesano" Michele Giannone, il gentil sesso è predominante in ogni aspetto.
La donna comanda, regna, gestisce l'uomo secondo un'ottica di superiorità che spetta a lei di diritto. E' una gerarchia rigida, quasi da dittatura, dove il fine ultimo dell'uomo è relegato alla mera riproduzione, oltre che di forza lavoro. Una società che lancia all'ignaro lettore una sfida peculiare.
Come avrete già capito, la tematica centrale è incredibilmente affascinante, e non solo mi ha spinto ad acquistare il libro per la sua intrinseca originalità, ma anche e soprattutto ad apprezzarlo, senza per questo cadere in una sterile guerra tra i sessi. Non è infatti di femminismo che si parla, come potrebbe sembrare a una analisi superficiale.
Per una volta, assistiamo a un cambio prospettico in grado di far riflettere, quantomeno incuriosire. La storia inizia con una scena di battaglia tra le più classiche, per dipanarsi in un susseguirsi di enigmi molto ben orchestrati. Le donne del matriarcato di Krune credono di essere le uniche a possedere la magia.
Nondimeno, non si fanno il minimo scrupolo a usare la stessa contro gli uomini. Incantesimi come il Sussurro, ad esempio, costringono la mente ad agire contro la propria volontà. Ciò serve a mandare questi ultimi in battaglia contro le creature (Vrula e Nuruma) e a sacrificarsi per il volere di Elle. Proprio gli uomini, dal canto loro, non protestano poichè sono stati cresciuti ed educati secondo la religione di Krune. Burattini gestiti dalle Matriarche che si limitano a svolgere le mansioni assegnate.
L'incantesimo però si spezza nel momento in cui Mareq Tha ne incontra uno in grado di resistere ai suoi poteri, durante una missione nella pianura aperta.
Jaat, questo è il nome del misterioso coprotagonista, ha occhi rossi, soffre di amnesia ed è in grado di produrre una magia profondamente diversa da quella del Matriarcato, senza per questo saperne gestire il controllo.
Ciò la condurrà in un viaggio al suo fianco dove ogni sua certezza, ogni convinzione, ogni dogma in cui ha sempre creduto, verrà accantonato, smontato, messo da parte. Il Segreto che muove la storia la cambierà profondamente. E' un romanzo intimista, quello che mi accingo a recensire. Non che sia parco di azione, ma è il sentimento il vero motore trainante della vicenda. In particolare l'amore, la diffidenza, lo scontro tra civiltà di natura diversa, ma anche la tolleranza e il dubbio nei confronti di una verità allo stesso tempo scomoda e sconvolgente. Quello che non si conosce, nel nostro spaccato di vita come in quello fittizio dell'autore, fa sempre paura e deve essere messo a tacere.
Giannone mi ha avvinto usando mezzi semplici ma di grande impatto evocativo. Ha uno stile maturo, notevole se consideriamo che è alle prime armi in quanto a pubblicazioni. Ne emerge tuttavia una visione cristallina che funziona solo in parte. Malgrado quanto detto, le note dolenti ci sono, e non di poco conto. In primis, l'ambientazione.
Il Matriarcato, con le sue caserme, i templi in onore di Elle, la strutturazione della civiltà di Krune e il modo in cui funziona è ben tinteggiato. Il rito mi è piaciuto tantissimo, idem per figure importanti quali le Nutrici. Il resto però non ha ricevuto la stessa meticolosa cura. Il mondo che ci aspetta oltre è appena abbozzato, scarno e francamente anonimo. Non vi sono particolari guizzi di genio, niente che possa stupire realmente, e questo in un fantasy credo sia una mancanza da tenere in considerazione. La storia, poi, nonostante  sia in grado di trascinare il lettore per buona parte del libro, ha un brusco calo di tensione verso la fine.
Dopo 400 e passa pagine, non si comprende ancora per quale motivo Jaat sia così diverso, così speciale. Le spiegazioni ci sono, certo, ma il finale arriva troppo presto ed è altrettanto incerto nello svelare i dubbi che ci si porta dietro. Viene lecito chiedersi dove si voglia andare a parare. E' scontato un seguito, com'è altrettanto scontato che sarà da me acquistato. Se pensate infatti che la mia sia una stroncatura, vi sbagliate di grosso. I difetti da me citati inficiano sul giudizio fino a un certo punto. Quanto di buono è già stato scritto non viene cancellato, e una storia che lascia spazio a considerazioni dopo la conclusione, a mio parere merita di essere letta.
Mi sento di dare un buon voto, quindi, con riserve ma pur sempre un buon voto. Spero non ci sia da aspettare troppo per un secondo capitolo, la voglia di sapere come continuano gli eventi è alta. I mezzi ci sono, il talento pure, bisognerebbe solo osare di più, poichè la strada intrapresa è quella giusta. Sono fiducioso.

StefanoRomagna - 22:21 - Permalink - commenti (33) - commenti (33) (popup)

Categoria: fantasy, angolo del recensore

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