Una descrizione del mio mondo e la più grande passione che mi lega a esso: scrivere Fantasy!
Me, Myself and I
Nome: Stefano Romagna Scrivere per me è come guardare il cielo stellato nella più tersa delle notti. Non comprendo perchè lo faccio, intravedo appena la meraviglia dei puntini luminosi. Eppure so di averne bisogno, che non saprei farne a meno, che non c'è altro di cui mi importi se non fissare a lungo quella miriade di mondi distanti. Amo la lettura di genere, Shakespeare, e sopra ogni altra cosa scrivere. Se avrete voglia di seguirmi, vi saprò dilettare con racconti a tinte Fantasy, esperimenti horror scaturiti dalla mia mente malata, fotografie incantevoli e deliri quotidiani sulla mia frenetica vita universitaria.
Tutti i diritti riservati, Stefano Romagna,Inc. 2008
Divertitevi, in questa notte che unisce il mondo dei morti a quello dei vivi.
Fate scorpacciate di dolci, musica e costumi! Contemplate le stelle che hanno da secoli partecipato alla danza delle streghe. Salutatemi Jack O' Lantern se lo incontrate per strada!
Treat or Trick?
Io studio, e sento il bisogno di...
breathe....
Ma va meglio, molto meglio.
Si avvicina il mio compleanno, ed è tempo di bilanci. Li faccio sempre, in un modo o nell'altro. Quest'anno si è rivelato il peggiore che abbia mai vissuto. Fa a gara con il 2001 e il 1997, ormai quasi assimilati del tutto. Un 2007 denso di brutte notizie, pianti repressi, pugni nello stomaco di cui avrei volentieri fatto a meno. Con le dovute eccezioni, e chi ha orecchie per intendere, INTENDA.
Oggi sono più caustico del solito. Molto più del solito. Quando ci si sveglia incazzati come faine c'è poco da fare se non sperare che il tramonto arrivi prima del previsto.
Il fatto è che le spade di Damocle non mi sono mai piaciute, e ormai sto diventando strabico a furia di guardare verso l'alto. Mi sono rotto.
R O T T O.
Sono avido di buone notizie, ne sento il bisogno disperato, anche della più sciocca o inconsistente, basta che sia buona. Basta che mi migliori la giornata, mi faccia sorridere per un solo secondo. Ne ho bisogno.
Vabbè, mi sparo a palla Blackout fino a spaccarmi i timpani e torno a studiare.
Felice Lunedì di merda a tutti.
Amarezza. Sconforto. Dubbi e confusione.
Sarà il clima, con le sue temperature impazzite. Sarà la fastidiosa pioggia piemontese, così sottile, così nebbiosa, così diversa dalle limpide vedute siciliane. Saranno tante cose, ma oggi avrei solo voglia di dormire e non pensare a niente. Mandare tutto e tutti a puttane. Trasformarmi in una statua di sale, ibernarmi fino a nuovo ordine. Svegliarmi quando tutto tace, niente si muove, e aleggia il silenzio. Sono stanco.
Buon week end a tutti.
Gesù disse loro: "il nostro amico Lazzaro dorme, ma io vado a svegliarlo."
Quando i discepoli si guardarono, qualcuno sorrise, poichè non sapeva che Gesù parlava per metafora. "Signore, se egli dorme, guarirà."
Allora Gesù parlò loro apertamente: "Lazzaro è morto, si... ciò nonostante andiamo da lui."
Parafrasi dal Vangelo secondo Giovanni.
Che dire del mio libro preferito di Stephen King? Forse che avrete già capito l'esito della recensione in questione. E' scontato, ma quando una matassa di pagine si rivela un capolavoro, è doveroso strillarlo ai quattro venti, senza tentennare.
Pet Sematary inizia nel modo più tranquillo e indolore possibile.
I Creed, una normalissima famiglia benestante, decidono di trasferirsi da Chicago per sfuggire allo stress che solo una metropoli americana comporta, ad un'anonima città del Maine. Tutto è perfetto. Louis è un medico dalla brillante carriera presso l'università locale, ha una splendida moglie, due bambini in salute, di cui uno in fasce, e una casa tutta nuova dove costruirsi un futuro. Non c'è niente fuori posto nel paradisiaco angolo di mondo che il capofamiglia si è creato con tanta fatica e dedizione. Ad allietarli con la sua compagnia c'è pure il gatto, Church, che sembra la quint'essenza dell'affetto.
C'è solo un però. Una maledetta strada, l'interstate 95 che taglia in due l'abitato di Ludlow, perennemente trafficata.
Che sia giorno o notte, c'è sempre qualche Tir che corre troppo veloce, senza rallentare. Ed è da quella strada che la storia ha inizio, in una limpida mattina di fine estate. Ma anche da un sentiero, se più vi aggrada, che come una striscia di terra ben curata, conduce al cimitero dei cuccioli, inoltrandosi nel fitto del bosco. E' infatti con un sorriso che si viene accolti a Pet Sematary, dove presiede un cartello sbiadito chiaramente vergato da qualche bambino che non ne ha ancora appreso la corretta grafia. Idem per i nomi degli animali lì seppelliti, i cui epitaffi trasudano parole di sentito dolore e cordoglio. C'è Trixy, il cane ubidiente, ma anche Marta la conillia, senza la g e con una l di troppo. Rachel è l'unica a non apprezzare la macabra atmosfera del luogo, mentre i piccoli Gage ed Ellie ne sembrano entusiasti. Ma ciò che sfugge a tutti loro è una catasta di alberi, all'apparenza insormontabile, che cela un segreto oscuro come la notte.
Un altro cimitero.
E' così che la storia inizia, come una favola dal lieto fine, ma che cresce piano, e senza il minimo preavviso ci trasporta in una girandola d'orrore colma di eventi terribili, blasfemi, macabri come un incesto. Quando lessi che King aveva timore a pubblicare l'opera in questione, pensavo fosse solo una malcelata campagna pubblicitaria. Dopo averlo letto, comprendo cosa intendesse dire.
Pet Sematary è' un tremendo romanzo di formazione, che parte da una storia all'apparenza superficiale e tocca livelli altissimi, a cui solo il Re può aspirare. E' profondo, scritto divinamente e possiede un ritmo in grado di incollare.
Non è un thriller, non è un noir, non è neanche horror nel senso convenzionale del termine, perchè dell'horror stesso supera ogni limite. Li travalica, come una barriera infranta che nessuno aveva il coraggio di oltrepassare. Pet Sematary è angoscia, follia, terrore. E' un grottesco affresco di vita ordinaria spinto agli estremi, che vi toglierà il sonno e vi metterà timore nel voltare pagina. Saprete cosa cela la morte, e il prezzo da pagare per riportare in vita qualcuno. Saprete, in fondo, del perchè ci sono dei tabù che non vanno sfidati. Presenze che non vanno disturbate. Oltre il bosco, oltre la catasta di ceppi malfermi.
Io, personalmente, non riesco più a vedere un gatto con gli stessi occhi, e con i medesimi, fatico a scacciare l'immagine di un neonato dallo sguardo spento armato di bisturi, pronto a squartarti. Se siete amanti dell'horror, è senza ombra di dubbio l'orgasmo che non avete mai provato.
"Il terreno del cuore di un uomo è molto roccioso. Un uomo ci coltiva quello che può, e ne ha cura..."
Per la serie, aggiungiamo un nuovo post alla categoria stronzate, o per copiare spudoratamente Faus e il suo "non si vive di solo fantasy", ho 2 rare perle da farvi gustare. Le parodie, tutte al siculo, di 2 capolavori cinematografici.
Titanic e Il gladiatore. Aldilà delle cretinate proferite, vorrei sottolineare l'eccelsa qualità di sincrono labiale e le voci, sempre azzeccatissime.
Il gladiatore
da
Savvatore
Buttanic
Sapendo che mi perdonerete la caduta di stile, vi auguro una buona visione e fine settimana.
Ammetto di aver letto La bussola d'oro spinto dalla curiosità del trailer che impazza online ormai da mesi, sul film omonimo in uscita a Natale. Ammetto anche che, prima d'allora, non conoscevo neanche il suo autore, Philip Pullman, e che mio cugino ha contribuito a consigliarmelo.
Dopo aver divorato l'opera in questione, sono pubblicamente pronto a cospargermi il capo di ceneri. O di polvere.
Il Primo capitolo della trilogia Queste Oscure Materie va letto, centellinato, assaporato. Merita attenzione assoluta per tutta una serie di motivi che intendo evidenziare sommamente, tanta e tale è la portata di questo capolavoro. Gli spoiler, come ogni mia recensione, sono banditi.
Lyra, la protagonista dell'avventura, vive al Jordan College di Oxford, in un periodo che può essere inquadrato più o meno agli inizi del ventesimo secolo. Solo che non è esattamente la stessa Oxford, o meglio, non è esattamente la stessa Inghilterra nè la Terra che conosciamo. Qui infatti la Chiesa cristiana ha un potere molto più pervasivo. Non da parte del Papa, visto che dopo lo spostamento della sede a Ginevra e la morte del suo ultimo esponente, Giovanni Calvino, non ne sono stati eletti altri, ma da una guida collegiale detta Magisterium. Oltre l'oceano c'è l'America, ma lo stato più importante di quel continente si chiama Nuova Francia, e lo studio della natura viene chiamato Teologia Sperimentale. Tecnologicamente hanno da poco iniziato ad usare l'elettricità e si spostano in zeppelin, mentre il nord è ancora un territorio misterioso e semiesplorato. Il tutto è condito da streghe volanti e orsi senzienti protetti da armature di ferro meteoritico. Ma ciò che è più diverso, in questa peculiare realtà parallela, è il fatto che ogni persona ha accanto a sé un Daimon, un compagno sotto forma di animale che rappresenta una parte di sè dal sesso opposto al proprio, e grazie al quale nessuno deve temere la solitudine. Ogni uomo ci può conversare, farsi consigliare e rincuorare, come se fosse il proprio migliore amico. L'unico che ti conosce fino in fondo, anche se la valenza dei Daimon stessi è ancora più intrinsecamente legata all'anima di ognuno di noi.
Questa è, a grandi linee, l'ambientazione del libro. Una società non distante dalla nostra, eppure così fresca e originale, nella quale Lyra, che è soltanto una bambina undicenne, si trova suo malgrado coinvolta in una lotta più grande di lei dove i buoni sembrano cattivi ed i cattivi sembrano buoni.
La vicenda ruota attorno ad una misteriosa polvere, di provenienza ignota e dalle oscure proprietà, che ha messo il suo mondo in crisi. La posta in gioco è altissima, ed il Magisterium, forte dell'enorme influenza in grado di esercitare, intende arrivare in fondo alla questione per censurare o fare sue verità potenzialmente sconvolgenti. Lyra, inoltre, è venuta in possesso di un manufatto che prende il nome di Aletiometro. E' uno strumento dal criptico utilizzo e che solo lei è in grado di far funzionare. La bussola d'oro, in sostanza. Non posso aggiungere altro, se non rimandarvi al passo di Milton di due post fa'. E non posso che ribadire la bontà di cotanta lettura.
La storia prende forma lentamente, svelando poco, per ingranare la marcia a partire dalle 50esima pagina, trascinandovi in un viaggio ai confini del mondo dove niente è come sembra. Pullman ha imbastito un universo fondato sulla ricerca di noi stessi, che nella sua sconfinata profondità è in grado di porre interrogativi, commuovere, appassionare come mai mi era capitato. E', in pratica, un romanzo di formazione colmo di filosofia, ma dagli spunti geniali e le molteplici chiavi di lettura che lo rendono adatto a tutti, per chi sa coglierle. Ma è anche un Fantasy di qualità, pur mancando all'interno della storia i classici elfi, orchi e la magia nel senso più convenzionale del termine. E' un libro di difficile collocazione, poichè l'autore ha quasi creato un genere a sè stante, ma dai continui rimandi alla nostra società odierna. Cos'è veramente il Magisterum e il modo stesso in cui agisce, sono di un'attualità sorprendente.
Piangerete assieme a Pantalaimon, quando ne intuirete la vera natura, così intimamente legata all'anima umana. Nondimeno, le sue continue trasformazioni vi faranno ridere a crepapelle. Al contrario, inveirete contro la signora Coulter, scapperete dagli Ingoiatori, sentirete freddo quando la compagnia dei Giziani raggiungerà il Circolo Polare Artico. E vedrete con i vostri occhi, ma non del tutto, le meraviglie della città sulle stelle, che giace oltre il velo ammantato dell'Aurora Boreale.
Il finale è a tutti gli effetti un ponte verso i capitoli successivi, ma dato gli eccellenti presupposti, credo sia quasi un delitto non leggere anche il resto.
In conclusione, La bussola d'oro è, secondo il mio parere, una storia da non lasciarsi sfuggire, il libro migliore che abbia letto quest'anno, e vi assicuro che ne ho letti tanti. Un romanzo che diverte con deliziose invenzioni e invita ad una profonda riflessione morale, e che per gli amanti del fantasy e non, non va assolutamente ignorato.
Martin si svegliò di botto, in preda ad un incubo. Solo che le appendici di pensiero così realistiche da indurlo quasi ad urlare erano realmente accadute.
O almeno così sembrava a lui, tanto erano state verosimili. Gli si erano catapultate nella camera da letto come una paura temuta e quasi attesa. Era un'inquietudine lacerante, la sua, che l'aveva spinto ad alzarsi per controllare che tutto fosse a posto. Nell'attimo in cui la vista si abituò al buio, scoprì che Rachel non era lì. Mio Dio, pensò, scosso ancora dal torpore.
Lo avvolse una macabra consapevolezza. Mio Dio.
Con un balzo uscì dal letto e corse giù per scale, terrorizzato. Gli passò davanti tutta una vita, in quegli attimi d'angoscia. E quando il cuore fu sul punto di esplodere per i battiti accelerati, la trovò che giaceva riversa a terra, svenuta. Esattamente come nell'incubo, nella stessa, statica posizione di morte.
Non era ancora chiaro cosa fosse accaduto, nè quando. Si accorse del giocattolo lasciato sui gradini solo quando anche lui lo aveva calpestato e fu sul punto di cadere. Ma era stato più svelto, e le mani saldamente strette alla ringhiera lo sorressero. Che diavolo ci fa qui la roba di Lacey? Prima di pensare ad una risposta, fu sulla moglie. Le si avvicinò controllando il polso. C'era battito, e respirava. Grazie al cielo! In testa però andava formandosi un grosso ematoma, rosso e pulsante. Doveva aver battuto con forza, per ridursi in quel modo. "Tesoro?"
Rachel non dava segni di risposta ai suoi richiami preoccupati. Si guardò intorno, colto da un panico che non aveva mai provato prima d'ora. La scosse leggermente, scrollandola per le spalle, ma il risultato fu il medesimo. Devo stare calmo. Le stanze oscure erano deserte, se non per i chiaroscuri di ombre proiettati quà e là sulle pareti bianche. Il silenzio aleggiante della notte sembrava strillare, custode di eventi che andavano inesorabilmente verso il loro compimento. Non c'era verso di farlo stare zitto. Martin pensò in fretta ad una possibile soluzione.
"Arrivo, amore. Cerca di resistere."
Corse in cucina, in cerca dei sali. La grande finestra sul lavello era spalancata e le imposte tremavano al crescente vento del primissimo mattino, mentre una luna bianca come perle stava tramontando oltre il tetto degli Spotts. Lui si ricordava perfettamente di averla chiusa, ma al momento aveva altre preoccupazioni, così non badò al dettaglio. Grosso errore, Martin. I dettagli sono stati inventati per essere notati.
Quando trovò il barattolo che cercava, ancora trafelato per l'accaduto, tornò da lei senza il minimo indugio. Lo aprì, liberando un odore pungente che avrebbe risvegliato anche i morti, e sperò. Dopo averli annusati Rachel si destò quasi immediatamente, strappata a forza dallo stato d'inconscienza in cui era piombata rovinando dalla scale. Era ancora stordita e visibilmente turbata. Dapprima le venne fuori solo un mugugno incomprensibile. Poi parlò.
"Martin", disse debolmente, aprendo gli occhi. Si toccava le tempie con le mani, proprio dove il bozzo si stava gonfiando.
"Cerca di non parlare. Sei solo scivolata, andrà tutto bene."
"Martin", ripeté in modo atono. Si sforzò di guardarlo negli occhi, ma la vista annebbiata per la botta distorceva il profilo del marito, creando vaghi doppioni della stessa, familiare immagine.
"Dimmi tesoro."
Le stringeva la mano, guardandola con occhi raramente tanto preoccupati. Rachel tentò di rimettersi in piedi, ma non ci riuscì. Fece ancora uno sforzo, ma il risultato fu di accasciarsi nuovamente al suolo. Era stata una brutta caduta, le doleva la schiena e scoppiava la testa di dolore.
"Non devi muoverti, adesso chiamo..."
"La bambola", lo interruppe lei, tentando di assumere un'espressione rilassata.
"Devi sbarazzarti della bambola."
Aveva la voce impastata, come un singulto lamentoso. Ma l'affermazione che aveva proferito era carica di tensione nonostante sembrasse completamente priva di senso. La bambola? Cosa stai dicendo?
"Devo portarti immediatamente in ospedale, potrebbe essere qualcosa di più serio."Martin cominciò a tremare, in cerca del telefono per chiamare l'ambulanza. Sapeva che dopo un incidente del genere, se c'erano complicazioni, smuovere l'accidentato avrebbe potuto peggiorare le cose. E solo in quel momento, quando per la difficoltà dell'accaduto i due sembravano ancora innamorati, s'accorsero entrambi che una spettatrice inattesa li stava osservando, in cima alle scale. Rachel trattenne un urlo, mentre il viso le si tramutò in una maschera di puro terrore.
Lacey li scrutava con occhi spenti, come se non fosse realmente lì. Le parvenze erano umane, ma aleggiava un malsano senso di morte intorno al suo corpicino stretto dal pigiama. Come un odore pungente che non ti abbandona neanche dopo una bella doccia. Un lezzo che permane, s’insinua, ti adombra.
Scese due gradini, lentamente, fissando i genitori con la testa leggermente ondulata. Mise a fuoco la scena come se si fosse appena svegliata.
Non è mai andata a dormire, e questo lo sappiamo tutti! Vi era una barriera, tra le lenti e il cupo buio di quegli occhi vacui.
Un intero mondo di dolore, colmo di demoni che sembravano quasi fare capolino da una parte all'altra, nell'anticamera dell'inferno. C'erano fiamme e il rossore del male. C'era un'irrequieta forza oscura, indefinita e disturbata, che si faceva strada attraverso il varco, strisciando verso di loro. Non come un serpente nè lingue di nebbia, bensì paura efferata, conscia di sè e capace di colpire anche dove non è lecito.
“Cos’è successo, mamma?”, chiese infine con una voce talmente indifesa da renderla ancora più agghiacciante. E tornò il freddo, il gelo e la disperazione, una potenza appena schiusa che li travolse da capo a piedi.