
Vampiri. Si muovono nella notte, ombre sinuose, ceneri sparse, tumuli di morte.
E' in un giorno come un altro che Ben Mears, scrittore affermato, fa ritorno a Jerusalem Lot dopo anni di assenza. Vuole sconfiggere i demoni del passato che gli infestano le notti come presenze incresciose e tangibili. Gli incubi di un trauma mai superato legati a casa Marsten, un'abitazione fatiscente e disabitata che veglia sulla città come un idolo rinnegato dalle imposte sempre chiuse.
Le notti di Salem è l'ennesimo romanzo di Stephen King che non sono riuscito ad abbandonare senza averlo prima divorato. Dopo Misery, il re dell'horror è tornano alla carica con un esercito di succhiasangue da mozzare fiato e circolazione. A Salem Lot tutti sanno che qualcosa non va. L'atmosfera è mefitica, irrespirabile, per i pacifici abitanti del borgo, abituati nella loro provinciale esistenza a cianciare alle spalle degli altri e condurre una vita ordinaria. I bambini vanno a scuola, le donne cucinano e gli uomini lavorano, chi alla discarica, chi in chiesa, chi altrove. E' la quintessenza della normalità.
Tutto ha inizio quando arrivano due misteriosi figuri, Straker e Barlow, che s'insediano in cima alla collina. Possiedono un negozio d'antiquariato dall'aspetto sobrio, in grado di rassicurare. Ma da quel momento in poi, la gente inizia a star male, morire o scomparire, nel peggiore dei casi. Un cane viene trovato impalato al cancello del cimitero, un corpo scompare dalla cella frigorifera dell'obitorio, mentre il sole tramonta portandosi via gli ultimi barlumi di luce e speranza. E' arrivata l'ora dei vampiri, e la girandola d'orrore si avvia senza mai arrestarsi.
Vampiri. Si muovono nella notte, ombre sinuose, ceneri sparse, tumuli di morte.
Bianchi come cenci, dai canini affilatissimi, non chiedono altro che entrare nelle abitazioni. Non chiedono altro che sfamarsi, loro, dall'appetito perennemente insaziabile. Bussano alle finestre con aria spaesata, occhi rossi e fare distorto. Non importa a che altezza, riescono a raggiungerti lo stesso, poichè fluttuano o s'arrampicano come ragni. Ridono, con rantoli provenienti dall'otretomba, e anche se hanno bisogno del tuo invito, non desistono, perchè sanno come andrà a finire. Una volta ottenuto, seguono l'istinto e attaccano, in quell'istante che fonde dolore e piacere in un'agonia senza ricordo. Si, perchè il giorno dopo non avrai memoria di ciò che è successo. Non troverai alcuna stranezza nel constatare la presenza di profondi fori sul collo. Non troverai bizzarro il fatto stesso che pensare al cibo ti provochi i conati. Anzi, anche a te sembrerà che il Sole scaldi troppo, e ti verrà molto più naturale rintanarti in un cantuccio oscuro, ad attendere l'approssimarsi delle stelle.
Le notti di Salem è questo. Una rivisitazione in chiave moderna del Dracula di Stoker, da cui l'autore attinge senza risultare monotono. Un romanzo che ha il sapore metallico del sangue, una storia che fa accapponare la pelle e allertare i sensi. E' una corsa verso la salvezza, prima che arrivi la notte, quando Loro sono invincibili e c'è poco da fare, perchè riescono a trovarti persino dalle fessure delle porte. E' una lotta a colpi di croce, paletti di frassino ed acqua santa. E' una carneficina mirabilmente orchestrata dove l'unica certezza è la "non certezza", dove un Ave Maria e un Padre Nostro possono fare la differenza tra la vita e la morte, dove le porte della chiesa "bruciano" chi non è degno di toccarne le maniglie. Un altro capolavoro di King, da gustare rigorosamente a luci spente e finestre spalancate.

The last enemy that shall be destroyed is death.
L'Hogwarts Express è arrivato vuoto a King's Cross Station, per non fare più ritorno nel magico mondo che ci incanta e tiene incollati alle pagine da ormai un decennio. Dopo 606 pagine e 36 capitoli più l'epilogo, ho deciso di cimentarmi in un giudizio. Pertanto, sapendo quanto gli spoiler possano risultare fastidiosi, ho deciso di mantenermi sul generale.
Allora.. Eviterò giri di parole. The Deathly Hallows è ben scritto, e come ogni romanzo della Rowling, è colmo di quelle situazioni esilaranti che tanto hanno contraddistinto la scrittrice inglese dal marasma generale della narrativa, innalzandola a vera regina del linguaggio grazie a idee geniali ed uno stile che lascia il segno. Gli ingredienti segreti ci sono tutti. Suspance, magia e mistero s'intrecciano in un filo narrativo appassionante e vincente in molte situazioni di grande efficacia, contornate da un mondo magico di rara bellezza.
L’autrice è ormai esperta nello spiegare trame che colpiscono ed emozionano, su questo non c’è alcun dubbio. L’esperienza, tuttavia, non le ha comunque impedito di incespicare in dettagli molto approssimativi che finiscono purtroppo con il rovinare la finalità d’intenti che si era prefissata, ovvero concludere nel migliore dei modi la storia. Il risultato degli sforzi creativi della Rowling è quindi, a mio avviso, solo discreto, tanti e tali sono i buchi temporali, le incongruenze e contraddizioni che infestano la trama. In parole povere, c’è troppa carne al fuoco. Il lettore viene trascinato da un capitolo all’altro con una quantità tale di eventi e informazioni da non avere il tempo di assimilarli per bene, neppure durante le pause forse neanche volutamente lunghe tra un episodio e l’altro. Oltre ai tanti piccoli difetti, è proprio la cattiva organizzazione e strutturazione del romanzo a farlo vacillare. Non posso perdermi in approfondimenti perché in tal caso rischierei di far luce su dettagli della trama molto importanti, e non credo sia il caso di guastare la festa a chi il romanzo se lo vuole godere senza anticipazioni. Dico solo che le sensazioni provate durante la lettura sono state molto contrastanti. Da una parte c’era l’esaltazione dettata dal fatto che Harry Potter è pur sempre Harry Potter, a maggior ragione se questo è l’ultimo tassello necessario per comprendere la storia. Il romanzo è molto atteso, e ha creato un notevole hype. Le aspettative sono alle stelle, com’è giusto che sia. D’altra parte però non ho potuto proprio fare a meno di notare le brusche frenate ed accelerazioni della narrazione, che mi hanno indispettito non poco. Insomma, gli episodi precedenti sono una spanna sopra come idee, struttura e ritmo, ed è un vero peccato che al libro conclusivo sia stata dedicata così poca cura.
Per un capitolo ben scritto ce ne è un’altro che affossa la tensione e allunga il brodo. Ad ogni colpo di scena si contrappone un risvolto che fa storcere il naso. Alcune scelte, poi, le ho trovate semplicemente ridicole e forzate, oltre che mal descritte, ma questo è un mio giudizio soggettivo, e va preso con le pinze. Che sia chiaro, The Deathly Hallows non manca certo di pregi e finezze, anzi. Harry è ormai un uomo adulto, costretto a crescere, maturare e prendere decisioni difficili, in una società magica minata alle fondamenta da una presenza oscura onnipresente. Potrà contare sull’amicizia e l’affetto dei cari quando tutto intorno a lui crolla.
E sarà costretto a sopportare perdite importanti e dolorose, fino alla rese dei conti con Lord Voldemort. Alcuni capitoli come Godric’s Hollow e The Prince’s Tale non mancheranno di affascinarvi e commuovervi per la ricchezza di sfumature nonchè l’inedita profondità dimostrata dal protagonista. Molti vecchi personaggi faranno il loro ritorno, chi con poche parole, chi con ruoli ben più importanti, in un susseguirsi di ricordi e flashback molto ben sviluppati. Ron, Hermione e compagnia bella saranno esattamente come ce li aspettiamo. I legittimi pregi non sono tuttavia sufficienti a bilanciare i difetti, secondo la mia modesta opinione. Il Principe Mezzosangue e L’ordine della Fenice rimangono ancora una volta insuperati. L’ultimo Harry Potter rappresenta quindi un addio definitivo per tutti i suoi fan, un addio che mi ha lasciato l’amaro in bocca e il rammarico di non potervi porre alcun rimedio. Con qualche mese di editing in più e meno voli pindarici, i risultati sarebbero stati senz’altro migliori.
StefanoRomagna - 20:16 -
Permalink -
commenti (22) -
commenti (22) (popup)
Categoria: libri,
fantasy,
angolo del recensore
Add your blog: