StefanoRomagna - 13:09 -
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Categoria: stronzate
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"Da Gray Alys puoi comprare tutto quello che vuoi. Ma è meglio di no."
Nelle terre perdute, terzo in ordine cronologico e di lettura, è un racconto dove l'oscurità, la tetraggine e l'occultismo si accorpano in qualcosa di assolutamente inedito. L'estro di Martin va a creare un personaggio che gronda mistero e carisma, come nella sua migliore tradizione.
Gray Alys è una mercante che prende il suo lavoro molto sul serio. La sua merce è la migliore in commercio, da lei trovi ogni oggetto, anche il più raro e sconosciuto. Ma c'è un prezzo da pagare, sempre, e non è in denaro. Pare infatti che ogni qual volta ci si rivolga a questa donna minuta e vestita di grigio, accada subito dopo qualcosa d'infausto allo sfortunato acquirente. Fare affari con Gray Alys vuol dire farlo a proprio rischio e pericolo. Le chiacchere dicono molto sul suo conto. Si narra che un giorno appaia con le sembianze di una bambina, un altro da vecchia o giovane uomo, che conosca i trucchi per far rallentare il tempo e tramutarsi in animale. Sopra ogni altra cosa, Gray Alys non rifiuta mai alcuna commissione, non sa dire di no ai suoi clienti.
Per questo un giorno Lady Melange, una ricca nobildonna del luogo, manda il suo fidato paladino a comprare qualcosa. Blue Jerais chiede a nome della padrona di acquistare il suo segreto. Lady Melange vuole mutare forma, diventare un lupo, come si dice di Gray Alys. La mercante acconsente, ma poi anche Jerais sceglie di comprare qualcosa: le impone di fallire, in modo da impedire alla padrona di ricevere lo stesso dono che gli aveva incaricato di acquistare. Gray Alys ne rimane perplessa, perchè si aspetta fedeltà dal cavaliere, non velato tradimento. Ma non dice mai di no, neanche in questo caso. Così concorda con il paladino di farsi rivedere a un mese esatto dal loro primo incontro. Poi parte verso le Terre Perdute, alla ricerca della commissione. Questo la porterà in una landa desolata dove albergano tenebra, rovine e terrificanti creature. Lì, attraversando una pianura che pare deserto, alla luce di un mondo dove le stesse ombre hanno un corpo, Gray Alys trova ciò che cerca.
Lascio a voi scoprire, se avrete modo di leggerlo e vi consiglio di farlo, come va a finire e il modo tutto suo di soddisfare la clientela.
Detto ciò, è difficile parlare di un racconto come Nelle terre perdute, poichè è denso di un'originalità molto particolare, quasi unica per lo stesso autore. Martin è un maestro del linguaggio, non ci sono dubbi. Leggerlo vuol dire abituarsi a tutta una serie di finezze stilistiche, di ritmi veloci, dialoghi serrati e protagonisti che vivono oltre la carta. Tutte cose che in pochi possono permettersi, in pochi sanno esaltare con la stessa potenza. E in questo racconto George Martin si supera, decisamente. Gray Alys, pur nel suo essere totalmente bizzarra, è una donna che si nasconde dietro un velo di costante silenzio, e le poche parole che dice sono sempre memorabili, ora terribili e portatrici di verità scomode, ma mai fuori posto. Ne risulta un personaggio talmente interessante che è un peccato constatare che un ruolo del genere venga relegato a un semplice racconto. La sua psicologia è perfetta, magnetica, l'autore riesce a dire milioni di cose in una manciata di parole, con uno stile unico e inimitabile. Cos'è davvero questa donna che si spaccia per mercante? Quanto c'è di vero nei pettegolezzi che la riguardano?
Un vero e proprio spreco anche l'ambientazione che fa da sfondo alla vicenda, poichè le idee sono tante e tali da poterci foraggiare a parte un'intera saga. Perchè Martin, che sia un breve componimento o un romanzo di 800 pagine, ci mette sempre quel qualcosa in più capace di legarti alla pagina, senza via di scampo. Nelle terre perdute rappresenta una summa dei suoi pregi, un compendio bellissimo e terribile dove niente è dato per scontato, dove vige un'atmosfera crepuscolare costante, come se il sole non volesse sorgere di propria volontà. Dove le ombre non temono i bagliori di una fiamma e creature sconosciute si stagliano in cielo alla luce di una luna gigantesca. Dove Gray Alys dimostra di saper fare molto più di ciò che la gente mette in giro sul suo conto. Dopo la breve discesa verso il basso con Il drago di ghiaccio, qui si sale, e tanto. Siamo a un livello superiore, e considerando la qualità comunque alta delle storie precedenti, è tutto dire. Da leggere, rileggere e rileggere ancora.
Fattore Martin: Stellare.
StefanoRomagna - 01:03 -
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Categoria: antologie di george martin
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Altri disegni tratti dalle mie storie a cura del mio fumettista preferito. Non avete capito chi è? Dai, su che ci arrivate... 
Si, sempre lui, Comicfun alias Niccolò Pizzorno!
La Dorsale di Arghaat

Una statua che cela un terribile segreto

E non finisce qui! E' in lavorazione una graphic novel su Lacey tratta da tutti i passi già pubblicati. Lo so che continuo a ripetervelo fino allo sfinimento, ma se ve li foste persi li trovate alla categoria esperimenti horror. Non per pedanteria, ma perchè le tavole saranno, a meno di modifiche dell'ultimo momento, prive di vignette, quindi rischiereste di non capirle se non conoscete già la storia. Restate sintonizzati.
StefanoRomagna - 00:05 -
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Categoria: disegni et similia
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"Adara amava più di tutto l'inverno, perchè quando il mondo diventava freddo arrivava il drago di ghiaccio..."
Piccola premessa: Il drago di ghiaccio all'interno dell'antologia I re di sabbia non è lo stesso dalla versione Mondadori pubblicata singolarmente.
Le differenze sono sottili ma rilevanti, e constistono in una traduzione diversa e più adulta che stempera l'atmosfera bambinesca dell'originale, e ovviamente mancano le illustrazioni che infarcivano ogni pagina. Detto ciò, il racconto inizia con la frase che ho evidenziato, ed è gradevole e scritto con la solita magistrale prosa di Martin. Adara è una bambina diversa dalle altre, ama il vento che rompe il silenzio, la neve, la solitudine di un mondo tutto suo che non include i coetanei.
Schiva e riservata, aspetta ogni anno l'arrivo dell'inverno, quando un drago di ghiaccio, magica creatura alata che si nutre del freddo, torna a trovarla. La bambina instaurerà con lui un rapporto intimo, privilegiato e molto speciale, fatto di sguardi, carezze, ma mai parole. Perchè il drago, perlomeno in questo contesto, è una creatura taciturna, intelligente, ma che non si apre con facilità. E' sfuggente come un qualcosa che esiste solo nei sogni, non lo si può controllare nè gli si può imporre nulla. E' senza nome, senza padrone, e a parte Adara, nessuno lo ha mai cavalcato. Tutto si gioca su uno sfumato filo di sottintesi, tra un volo e l'altro in un mondo che ha un sapore antichissimo. Suo padre non comprende perchè la figlia sia così fredda, così legata nel profondo a una stagione che pur lui non riserva altro che brividi e attese. La guarda allontanarsi ogni volta, la sente sempre più distante, e non si spiega il perchè. Poi un giorno, nel villaggio dove la storia si svolge, arriva una guerra impossibile da evitare. Nel giro di poche pagine ne succedono di tutti i colori, e al pari del drago, anche il racconto decolla un pò. La trama è molto semplice eppure avvince nella sua brevità, ma non rappresenta a mio avviso un racconto memorabile. L'ho letto con piacere, in un soffio, con l'unico rammarico che la storia termina sul più bello, con un finale d'effetto forse troppo affrettato. Ho avuto l'impressione che, pur nella sua apprezzabile freschezza, l'autore non abbia ben capito come impostarlo. Il ritmo è mal calibrato, si passa da pura stasi a momenti d'azione nel giro di pochissime righe. Non è quanto di meglio abbia scritto, quindi. Ma a mio avviso resta comunque da leggere per chiunque ami i draghi e le atmosfere malinconiche, anche perchè non è semplice narrare di tali sentimenti, ed è inutile ribadire che nessuno lo fa con stesso indicibile e struggente ardore di Martin.
Fattore Martin: Discreto.
StefanoRomagna - 23:41 -
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Categoria: antologie di george martin
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