giovedì, 17 settembre 2009
Il blog si trasferisce su WordPress, cambia la piattaforma ma non gli intenti per cui è nato. Quindi se volete continuare a seguirmi aggiornate pure link, feed e vecchi blogroll, perché questo sarà il mio ultimo post su Splinder.
StefanoRomagna - 21:12 -
Permalink -
commenti (6) -
commenti (6) (popup)
Categoria: vita quotidiana
Add your blog:
mercoledì, 16 settembre 2009
Rigoroso
Indimenticabile Gargantuesco
Terrificante Istruttivo
Onirico

Come l'anno scorso, anche questa volta stilo la mia personalissima lista dei dieci libri che più mi hanno colpito negli ultimi dodici mesi, con la sola novità di motivare le mie scelte con un aggettivo che ne riassumesse l'essenza.
Tengo a precisare due cose: in primo luogo non sono stati disposti in ordine di preferenza, nel senso che il primo non è necessariamente il migliore e lo stesso dicasi dell'ultimo. Grosso modo mi piacciono tutti anche se si discostano tra loro per qualità globale e genere di appartenenza.
Coraline e L'esorcista sono entrambi belli pur essendo il primo "solo" un ottimo romanzo urban fantasy e il secondo un insuperabile classico dell'horror.
A parte questo, ho preferito scegliere un singolo libro per autore, in modo da impedire (di nuovo) una prevedibile vittoria quantitativa di Stephen King, lo scrittore che mi ha senz'altro tenuto maggiore compagnia in assoluto.
Tra Ossessione, Cose Preziose, L'occhio del Male, Scheletri, Mucchio d'ossa, Cujo, Shining, Duma Key e L'ombra dello Scorpione era quantomeno doveroso scegliere quest'ultimo. Un must, come ho già scritto, anche se non è stato semplice considerando che sono tutte letture meritevoli e di altissimo livello, soprattutto Shining e Cose Preziose.
Tra gli esclusi, invece, non si sono meritati il podio Brisingr, terzo e penultimo capitolo della Quadrilogia dell'eredità a cura di Christopher Paolini, Post Office di Charles Bukowski, Il bambino che parlava con il Diavolo di Justin Evans e La solitudine dei numeri primi, premio Strega di Paolo Giordano, a mio modesto parere sopravvalutato come pochi. Sia chiaro che anche in questo caso non stiamo parlando di ciofeche. Si tratta solo di romanzi che pur essendo decenti proprio non ce la fanno a competere con gli altri.
Quest'anno niente catene. Ognuno si senta libero di postare nel proprio spazio le letture migliori. Sono curioso di conoscere il vostro punto di vista.
StefanoRomagna - 01:22 -
Permalink -
commenti (8) -
commenti (8) (popup)
Categoria: libri,
opinioni opinabili
Add your blog:
giovedì, 03 settembre 2009
<<Non sono sicuro di riuscire a capire o a spiegare il perché, ma in qualche modo sento, anzi so, che la paura che provoca L'esorcista nasce a un livello così profondo da non consentirmi nessuna distanza, nessun possibile sollievo, nessuna assuefazione: è come se questo straordinario romanzo riuscisse in qualche modo a infiltrarsi fino al nucleo segreto, alla tana nella quale si rannicchia di notte la mia anima.
Perché la verità è che non sto semplicemente leggendo un libro. Non sto imparando nulla e non mi sto divertendo.
E' un'esperienza del tutto diversa, percorrere le pagine de L'esorcista. Vuol dire trovarsi a tu per tu con il Male.>>
Edoardo Nesi
Non credo esista una sola persona al mondo che, anche solo per sentito dire, non conosca L'esorcista. Film cult degli anni settanta, campione d'incassi al botteghino tratto dall'omonimo romanzo di William Peter Blatty, molti ne ricordano il terrore sul grande schermo con un groppo in gola e gli occhi velati da una mano. L'isteria di massa al momento dell'uscita, la gente che abbandona il cinema disgustata, il polverone sollevato dai cattolici di mezzo mondo, L'esorcista ha in un certo senso reinventato il significato stesso di film horror.
E' entrato di prepotenza nell'immaginario collettivo per scombussolarlo come mai nessuno era riuscito a fare, per il semplice motivo che nessuno si aspettava di andare a vedere una cosa simile, di una tale forza oscura e maligna.
Aldilà di questo, però, in pochi hanno letto l'opera originale, quel fulcro di pagine che ha ispirato il lungometraggio, e senza girarci troppo intorno vi dico che per quanto fedele, il film non è neanche lontanamente paragonabile al romanzo.
Una pietra miliare, l'esperienza più terrificante che si possa desiderare, un capolavoro che non teme confronti: questo è L'esorcista di William Blatty.
Un'esperienza impossibile da dimenticare, una storia che parte in quarta fin dall'inizio, da quel Medio Oriente primordiale e malsano di Padre Merrin che si impossessa di un'anonima casa in un quartiere residenziale di Washington, là dove il Male ha deciso di stabilirsi, dentro il corpo di una bambina innocente.
Orribile, sconvolgente, pregno di una violenza esagerata e tuttavia coerente con la vicenda che ne definisce i contorni, L'esorcista mette una strizza tremenda perché si nutre di un'angoscia diversa, in grado di abbattere le difese della nostra coscienza fino a colpire lì, in quell'angolo remoto che sa dirci cosa è giusto e cosa è sbagliato, in cosa credere e in cosa no, se avere o meno la fede per sconfiggere il Diavolo. L'esorcista agisce in modo subdolo, fa presa su meccanismi nascosti e di difficile interpretazione, eppure affascina nonostante la voglia di chiudere il libro per non aprirlo mai più, nonostante la sola immagine di copertina metta la pelle d'oca, perché fino alla fine è una continua lotta tra scienza e religione, con un gesuita specializzato in psichiatria che non crede nella possessione demoniaca e deve, dopo pagine ed episodi di tremende sevizie, ammettere che il Maligno esiste. E quando di fronte a lui ci si sente inermi, nudi come vermi, pregando che tutto finisca al più presto, a distruggere ogni certezza è lo sguardo di Regan, la sua voce irriconoscibile, il linguaggio pieno di oscenità, i sussurri in lingue che non può conoscere.
L'esorcista è Damien Karras che medica la gamba malconcia di sua madre, è Sharon l'assistente che legge sul ventre della bambina la parola AIUTAMI, è Regan stessa che si masturba con un crocifisso girando il collo in modo innaturale. L'esorcista è un letto che trema, è un amico immaginario che porta il nome di Capitan Gaio, è una tavoletta ouija che lancia strani messaggi mentre sulla casa calano tenebre immortali. L'esorcista è il biglietto per una gita nei meandri più profondi del paranormale, è vedere una croce e piangere per essa, è perdersi nel buio e ritrovare, infine, la luce di Dio. L'esorcista è credere.
Per gli amanti dell'horror è una lettura obbligata, un must che andrebbe divorato e collocato sulla mensola più alta, in una posizione che ne metta in mostra il prestigio, perché è difficile trovare un libro che racchiuda in sé la stessa vibrante paura, un concentrato di simili scene, personaggi stupendamente costruiti e dialoghi che persino il miglior scrittore sognerebbe di aver partorito lui.
Per tutti gli altri dipende dalla sensibilità del singolo. Se siete facili allo spavento o semplicemente impressionabili non ve lo consiglio. Potrebbe seriamente disturbarvi rischiando di farvi oltrepassare quel confine invisibile che separa il piacere della lettura dalla semplice costrizione a fare qualcosa per cui non si è adatti. O nel caso de L'esorcista, che non si è pronti ad affrontare.
Siete avvisati.
StefanoRomagna - 16:57 -
Permalink -
commenti (8) -
commenti (8) (popup)
Categoria: angolo del recensore
Add your blog:
mercoledì, 26 agosto 2009
Al pari di altre opere scritte sotto lo pseudonimo di Bachman, L'occhio del male è un romanzo che fa del ritmo il suo grande punto di forza. Un pò come La lunga marcia, da cui prende in prestito lo stesso geniale meccanismo: la storia è breve e il numero di pagine non è alto al punto da impensierire, da far pensare a una lettura impegnativa, ma l'idea di base funziona e ti prende molto in fretta.
La trama è scandita come un vero e proprio conto alla rovescia dal peso del protagonista che, reo di aver investito e ucciso la figlia di un vecchio zingaro, a ogni capitolo diminuisce in modo drammatico a causa di una maledizione scagliatagli, appunto, dal padre di lei.
Billy Halleck patisce una terribile punizione che lo costringe a vedersi deperire senza apparenti soluzioni. Arriverà a non riconoscere più il suo corpo, da grasso a scheletrico nel giro di pochissimi giorni, come consumato al suo interno da qualcosa di grottesco e indefinito, fino a perdere contatto con se stesso e la sua famiglia. Perché solo lui sa quel che gli sta succedendo. Solo lui comprende che quella semplice parola, dimagra, sussurrata all'orecchio dallo zingaro al termine dell'udienza che lo vedrà innocente, altro non è che pura e cieca vendetta per un crimine rimasto impunito. Fino al finale che giunge accompagnato dal sapore di una torta pulsante di vita. E laddove la giustizia degli uomini fallisce, a ristabilire l'ordine è il potere oscuro dei magiari. 

Una lettura ipnotica dalla penna di un Richard Bachman in forma smagliante.
Lo consiglio? Ovviamente.
StefanoRomagna - 23:58 -
Permalink -
commenti (16) -
commenti (16) (popup)
Categoria: stephen king,
angolo del recensore
Add your blog:
mercoledì, 05 agosto 2009
Su Dachau ci sarebbe da scrivere moltissimo nonostante l'argomento non sia dei più felici.
Basta dire che è uno di quei posti che credi di conoscere solo perché magari hai visto Schindler's List o qualche documentario sulla II guerra mondiale. Sei convinto di sentirti preparato ad affrontare una pagina tanto scomoda della nostra storia recente, sei certo che nulla di ciò che vedrai sarà in grado di turbarti.
Poi varchi la soglia del cancello e la percezione delle cose cambia come ricevere uno schiaffo in pieno viso.
Abbassi lo sguardo verso i resti dei binari che servivano a portare i treni dentro il lager e lì, solo lì, comprendi davvero il termine "campo di concentramento". Che lo sterminio di massa non solo è avvenuto, ma si trova con te alitandoti addosso una tremenda puzza di morte, in un silenzio talmente profondo ed efferato che ti prende gola e stomaco.
A testimoniarne l'orrore c'è l'onnipresente "Arbeit macht frei", "Il lavoro rende liberi", la frase dell'infamia che i prigionieri erano costretti a leggere ogni qual volta oltrepassavano l'ingresso.
Tutto riconduce all'Olocausto, l'atmosfera si fa satura di brutte sensazioni e presto ti viene voglia di andare via, perché resistere è difficile. Restare indifferenti è impossibile ben prima di trovare il coraggio di entrare nelle camere a gas o nel forno crematorio. E' stato come se potesse urlarlo ogni singola pietra, ogni trave che va a costruire le baracche e un cielo che quando sono arrivato si è fatto colpevolmente grigio. Un'isola di dolore su cui il tempo non ha potere, questo è Dachau.
E' stato sconvolgente, terribile come può esserlo solo un incubo a occhi aperti che di fittizio non ha nulla. E' una cosa che, posso dirlo senza remore, mi ha cambiato per sempre, lasciandomi con un unico interrogativo: in nome di Dio, come è stato permessa una simile barbaria?
L'ingresso dell'inferno
Arbeit macht frei
La linea della morte
La seconda fila di baracche

Dentro le baracche
Ecco com'è il mondo da dentro la prigione
Un angolo del museo della memoria
Silenzio
Anni di dolore
Il museo della memoria
Shoa

Mai come in questo caso ho trovato che il bianco e nero fosse la scelta ideale per i miei scatti, anche perché visitare Dachau vuol dire entrare in un mondo dove in un certo senso i colori sono banditi. Tranne in un caso:
Questa farfalla si è posata su un filo d'erba proprio vicino al forno crematorio. Bellissima e innocente, se n'è rimasta lì per un paio di minuti, come se non aspettasse altro che essere fotografata. Poi è volata via, lontano, in quel cielo grigio che mi ha accompagnato per il resto della giornata. L'ho seguita con lo sguardo finchè non è scomparsa.
Perché la vita va avanti aldilà di tutto, e persino nel baratro più buio c'è sempre un barlume di luce. Ne sono convinto.
martedì, 28 luglio 2009
I castelli per me sono sempre stati una specie di ossessione, fin da piccolo. 

Non saprei spiegare il perché, so solo che ne disegnavo a vagonate, di ogni sorta e stile, forse influenzato da qualche racconto che veniva adeguatamente stimolato dai cartoni animati Disney dell’epoca. O forse era Fantasy latente e me ne rendo conto solo adesso che ho preso a scribacchiare.
Fatto sta che è per questo che andare a Neuschwanstein è stato come realizzare un sogno del tutto intimo e personale. Un castello vero, enorme, immerso in un panorama mozzafiato che è unico nel suo genere. Sembrava di entrare in un mondo nuovo, in una fiaba senza tempo, con questo maniero arroccato su un costone roccioso raggiungibile con delle carrozze attraverso un sentiero che si perde nei boschi, fittissimi ovunque, e alle sue spalle montagne e laghi cristallini a perdita d’occhio.
Vederlo dal vivo lì, dopo averlo sempre immaginato in foto o in cartolina, solitario come una creatura che ti guarda adagiata sulla cima del mondo, è qualcosa che lascia senza parole. Ti guardi intorno e ti sembra di far parte di un luogo che non ha una precisa collocazione, perso nella rivisitazione di miti e leggende di wagneriana memoria per gli interni, agli anni bui del medioevo per gli esterni.
Poi ci rifletti e ti rendi conto che in realtà è "solo" la visione onirica e bellissima di un regnante, Ludwig II, che credeva nella magia. 

Un’attrazione visitata da milioni di turisti ogni anno, la vera perla della Baviera e meta che mi sento di consigliare fortemente.
Questo è Neuschwanstein.
Il castello di Neuschwanstein dal vicino Schloss Hohenschwangau
Il castello di Neuschwanstein dal vicino Schloss Hohenschwangau II
Il castello di Neuschwanstein dal vicino Schloss Hohenschwangau III
Foglie
Senza parole...

Aspettando la carrozza per salire
Al di sotto
Ecco cosa c'è attorno al castello
Il vicino lago
La carrozza
Altra panoramica del lago da Schloss Hohenschwangau
Vista di Schloss Hohenschwangau dalla sala del trono di Ludwig II

StefanoRomagna - 11:03 -
Permalink -
commenti (11) -
commenti (11) (popup)
Categoria: viaggi,
fotografie,
vita quotidiana
Add your blog:
giovedì, 23 luglio 2009
Tornato da poco dalla mia vacanza ne ho la certezza: Austria e Germania meritano attenzione assoluta. Non tanto per i luoghi, i fiumi di birra, i bretzel e l'ottimo speck, non solo per l'aria fresca e la natura incontaminata, per quanto siano motivi sufficienti a farci un pensierino.
E' la loro cultura che mi ha affascinato, è l'amore per ciò che è di tutti, è il loro straordinario senso civico che mi ha fatto riflettere su quanto noi italiani abbiamo da imparare dai nostri cugini d'oltralpe. Davvero.
Che Austria e Germania fossero più avanzate della nostra repubblica delle banane non è certo stata una sorpresa, ma che fossero così avanti in cose che se ci pensi ti sembrano banali e scontate no, non l'avrei mai detto.
Perché andare a Monaco significa godere di una città ricchissima dal punto di vista artistico e che nonostante questo non rinnega il progresso, disponendo di una rete metropolitana eccelsa che vanta fermate enormi, piene di negozi come fossero veri e propri centri commerciali sotterranei. Dove i treni arrivano spaccando il minuto senza mai ritardi e le carrozze sono linde, predisposte per accogliere passeggini e biciclette, dove una cosa tanto ovvia eppure impossibile in Italia come aspettare che la gente scenda dal convoglio prima di salire come una massa di unni in conquista, ecco, lì fa parte del comune buon senso. Dove andare all'ufficio del turismo significa avere a che fare con del personale competente, gentile e che parla un inglese impeccabile, dove tutto si ricicla e guai a sgarrare, dove addirittura ti pagano se rendi le bottiglie di plastica e vetro acquistate!
E' un approccio completamente diverso, c'è poco da fare. E' l'esempio lampante di una società operosa, che funziona, e allora viene proprio da chiedersi che cosa abbiamo in meno noi per meritare... beh, quello che abbiamo.
A Innsbruck sono rimasto sconvolto dal modo in cui i quotidiani vengono distribuiti: messi in una busta di plastica, di fianco a una specie di salvadenaio protetto da un lucchetto. La gente paga 50 centesimi e si serve dei giornali, senza rubare, senza controlli, tutto alla luce del sole. Impensabile qui da noi. E' tutto perfetto, non trovi una cartaccia a terra manco a cercarla di proposito. E potrei andare avanti per pagine e pagine, ma come al solito quando si hanno così tante cose da dire ci si riduce sempre a poco. Lascio la parola alle mie foto.
Tra cellulare e digitale ne ho scattate quasi 700, quindi è forse il caso di fare una cernita e dividere il resoconto in puntate.
Questa è la volta di Innsbruck, cuore del Tirolo e custode di montagne bellissime. L'ho trovata un pò sonnolenta, ma il suo fascino sta proprio in questo, nei suoi paesaggi silenziosi che ti spingono alla riflessione. E' il luogo ideale per rilassarsi, fare lunghissime passeggiate immersi in un verde senza tempo e mangiare bene senza troppo trambusto, senza l'affanno e il caos che chi vive in una metropoli suo malgrado conosce. Spettacolare il tetto con le tegole rivestite d'oro e gli spinache spätzle, anche se qualcuno di mia conoscenza sostiene che le pecore del South Tyrol sono più belle! 
La piazza centrale
StefanoRomagna - 00:27 -
Permalink -
commenti (13) -
commenti (13) (popup)
Categoria: viaggi,
fotografie,
vita quotidiana
Add your blog:
martedì, 07 luglio 2009
Con somma gioia posso finalmente dire che la sessione estiva si è conclusa (quasi) come avevo previsto. Tra zanzare, esaurimenti vari e temporali notturni la cosa che più mi ha infastidito è stato il voto non proprio alto dell'ultimo esame sostenuto. Ma pazienza, porto a casa altri 18 punti di credito che mi saranno preziosissimi nei mesi a venire. Questo è quello che conta davvero: sentirmi a posto con la coscienza. Un semestre di duro lavoro che porterà i suoi frutti.
Ah, Sabato parto anche per una mini vacanza.
Statemi bene e a risentirci nei prossimi post che, sono sicuro, saranno stracarichi di foto!
StefanoRomagna - 18:32 -
Permalink -
commenti (8) -
commenti (8) (popup)
Categoria: viaggi,
vita quotidiana
Add your blog:
sabato, 27 giugno 2009
StefanoRomagna - 15:48 -
Permalink -
commenti (14) -
commenti (14) (popup)
Categoria: vita quotidiana,
stronzate
Add your blog:
mercoledì, 24 giugno 2009
... e potrò sentirmi a posto con la coscienza. La sessione estiva volge al termine, i crediti aumentano e il mio immacolato libretto inizia a riempirsi di strane scritte seguite da altrettanto strani voti. 
Ancora qualche giorno, l'ultimo poderoso colpo di reni e potrò finalmente godermi il meritato riposo di cui ho tanto bisogno.
Nel frattempo trovo sempre il modo di distrarmi almeno un pò:
Il lato positivo è che, nonostante l'atmosfera febbricitante e l'enorme mole di stress che ho accumulato e Dio solo sa come ho fatto a gestire, tutto va come avevo sperato. Ed è davvero strano scriverlo sapendo che tempo fa forse non avrei mai potuto dirlo: sono felice.
Ps: ho deciso di cambiare la colonna sonora. Gli stessi brani dopo un pò stancano, quindi accendete le casse e godetevela. E' decisamente fantasy!
StefanoRomagna - 19:44 -
Permalink -
commenti (12) -
commenti (12) (popup)
Categoria: vita quotidiana
Add your blog: